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Calcio Serie B – Claudio Grauso: “Mantova, ti salverai. A La Spezia fondamentali i primi minuti”

MANTOVA Mantova e Spezia, che domenica si affronteranno al Picco in uno scontro diretto di fuoco, hanno fatto entrambe parte della sua carriera. Ma agli antipodi: il Mantova è stata la società dove ha collezionato più presenze (159 tra campionato, play off e coppe), lo Spezia dove ne ha marcate di meno (appena 8). Lui è Claudio Grauso, ex centrocampista amatissimo dai tifosi biancorossi nei cinque campionati cadetti dell’era Lori (2005-2010), ora allenatore della Juventus U17. «Non altrettanto amato ero a La Spezia – ricorda col sorriso – , nonostante mia mamma sia proprio di origine spezzina. Il fatto è che ero un ex giocatore del Livorno… non certo il massimo per i tifosi bianconeri!» Campanilismo a parte, anche a La Spezia Grauso ha lasciato il segno: «Solo sei mesi, da gennaio a giugno 2012. Ma centrammo il triplete: promozione in Serie B, vittoria della Coppa Italia e della Supercoppa di C».
Bei tempi, Claudio. Ma oggi per entrambe le squadre si parla di salvezza…
«Già. E, per quanto riguarda il Mantova, devo essere sincero: a un certo punto della stagione gli davo poche chance. Pensavo che i play out fossero il massimo traguardo raggiungibile per l’Acm».
Hai cambiato idea?
«Sì. Sarà stato l’apporto di Modesto o qualche risultato favorevole che ha restituito fiducia, ma ora il Mantova lo vedo ben piazzato per salvarsi. E poi c’è un fattore che non tutte possono permettersi».
Vale a dire?
«Il Martelli. È tornato a fare la differenza, a trasmettere entusiasmo. So bene cosa significhi. Il Martelli è uno di quegli stadi che, quando sono vuoti, diventano brutti. Magicamente si trasformano quando si riempiono».
Dicevi di Modesto…
«È un tecnico che stimo. Ricordo quand’ero il viceallenatore dell’Imolese e lui guidava il Cesena. Assieme ad Alvini era quello che mi aveva colpito di più».
Come inquadri il match di domenica?
«Ci si giocherà tanto nella prima parte di gara. La pressione è tutta sullo Spezia: i tifosi spingeranno la squadra ma, se la partita dovesse prendere una brutta piega, il clima si farà pesante. Ecco perchè il Mantova deve approfittare dei primi minuti. Se non per passare in vantaggio, almeno per imporre il gioco».
Davvero deludente la stagione dello Spezia…
«È una squadra che l’anno scorso lottava per la Serie A. Ha perso qualche giocatore importante e qualche certezza. E non ha saputo calarsi in una mentalità nuova. Mi viene in mente un parallelismo proprio col Mantova dei miei tempi».
Raccontaci…
«Ricordo il primo allenamento della stagione successiva alla finale persa col Torino. Andai per salutare mister Di Carlo col sorriso e l’animo leggero… e lui mi rispose a muso duro. Capii in seguito: voleva tenere alta la tensione. Temeva che qualcuno si fosse montato la testa dopo quel meraviglioso campionato. Il fatto è che nel calcio non si vive di rendita. Si riparte sempre da zero».
Nemmeno Donadoni è riuscito a risollevare lo Spezia…
«E questo mi dispiace. Considero Donadoni il mio “padre calcistico”: è lui che mi fece esordire in Serie B, sempre lui che mi ridiede fiducia in A dopo l’esonero di Colomba. Ora è tornato D’Angelo, che conosce l’ambiente. Però la sconfitta a Carrara, le espulsioni, il nervosismo… Sono brutti segnali».
A distanza di tanti anni, cosa ti provoca il ricordo della tua esperienza mantovana?
«Sensazioni bellissime e ancora vive dentro di me. Ovviamente non è stato tutto rose e fiori: c’è il rammarico della mancata promozione in A; il dolore per l’infortunio; la rabbia per com’è finita l’ultima stagione. Però, su tutte, voglio ricordare una sensazione che non ho mai più provato in carriera».
Ovvero?
«L’unione di intenti che ci accomunava. Soprattutto nel primo anno. Mentre andavamo allo stadio, eravamo talmente convinti di vincere che anche un pareggio era da considerare una sconfitta. Niente e nessuno ci faceva paura. Non era presunzione, era la nostra mentalità. Purtroppo, quando quel gruppo incredibile e compatto che eravamo, è stato rinforzato con nuovi giocatori, pur di indubbia classe, un po’ di quella mentalità si è persa».
Manchi tanto da Mantova. A quando un ritorno, anche solo per assistere a una partita dell’Acm?
«Purtroppo gli impegni lavorativi e familiari mi trattengono. Ma spero si presenti presto l’occasione, magari per festeggiare la salvezza o qualche altro bel traguardo del Mantova. Nel frattempo mando volentieri un caloroso saluto a tutti i tifosi biancorossi».