MANTOVA È calendarizzata per domani l’assemblea dei condòmini del Teatro Sociale, il cui ordine del giorno contempla anche una proposta di revisione dello statuto. L’atto, che si dà come una sorta di “magna charta” del Massimo, parrebbe in un certo senso blindato contro la possibilità di “arrembaggi” istituzionali, ovvero dal tentativo di enti (Comune in primis) che vorrebbero aumentare la propria posizione nell’organismo direttivo del condominio, anche in ragione della propria stagione teatrale predisposta dalla fondazione Artioli.
In tal senso, la principale istanza dei palchettisti “conservatori” si orienta alla modifica statutaria per limitare il numero dei mandati del presidente, oggi in persona di Paolo Protti.
Lo statuto, che risale al 1968, non pone limiti ai mandati del presidente; ma proprio il fatto che oggi tale carica sia occupata da chi è pure concessionario del teatro Ariston, di proprietà comunale, ha finito per sollevare il tema di un possibile e ipotetico conflitto di interessi. Chiarendo il concetto: chi ha interazioni con il Comune in altro àmbito, potrà dirsi autonomo nelle scelte del condominio quando si presenterà il tema della stagione teatrale programata dal Comune? Da qui le discussioni e le fratture nel consesso condominiale.









































