Home Cronaca Fusione Siem-Tea, Beduschi contrattacca: “Il Pd difende la propria cassaforte”

Fusione Siem-Tea, Beduschi contrattacca: “Il Pd difende la propria cassaforte”

Mantova Dopo le critiche del Partito Democratico di Porto Mantovano sullo stop alla fusione Siem-Tea, arriva la replica dell’assessore regionale Alessandro Beduschi, che respinge le accuse e chiarisce. «Chi fa politica a difesa della cassaforte di famiglia è proprio il Pd – afferma – contestando l’idea che la gestione della multiutility sia stata messa in discussione per “logiche di parte». Secondo Beduschi, il tema non è la legittimità del peso del Comune di Mantova in Tea, «che ha costruito legittimamente il suo 72% partendo da un’idea originaria», ma il modo in cui quella maggioranza viene esercitata: «Tea è stata vista più come una cassaforte che come uno strumento al servizio dei Comuni». Una gestione “padronale” che, a suo giudizio, penalizza i soci di minoranza: «Gli altri 57 Comuni (il 28% in assemblea Tea) rappresentano l’80% del fatturato, concorrono in modo sostanziale a creare gli utili, ma poi subiscono decisioni amministrative e gestionali non condivise». Nel mirino dell’assessore finisce anche la posizione del Pd sulle gare: «Sono i primi a inneggiare alla trasparenza e alle gare aperte, poi quando si parla di rifiuti chiedono perché fare una gara così impegnativa». Una contraddizione che, secondo Beduschi, non regge: «Dieci Comuni l’hanno fatta e l’hanno fatta bene, con evidenti risparmi per i cittadini . San Benedetto Po lo fa da anni e i rifiuti non sono in strada». Critiche anche al modello della gara a doppio oggetto: «Significa cercare un socio privato perché non sei più in grado di fare il servizio da solo. Dividi gli utili e aumenti i costi. Chi li paga? I cittadini». Da qui l’affondo sulla competitività: «Mantova Ambiente non è più riuscita a vincere una gara in provincia. Quando ha partecipato ha perso, come a San Benedetto Po e nei comuni della cosiddetta “fronda” , sia sul piano economico sia su quello tecnico». Beduschi collega questa perdita di competitività anche a uno squilibrio interno alla struttura della multiutility: «Negli anni si è creato uno sbilancio evidente tra la parte amministrativa e quella tecnica. Tea dovrebbe essere un supporto tecnico al servizio dei Comuni, non una macchina amministrativa che fatica poi a reggere il confronto sul mercato». Un’evoluzione che, secondo l’assessore, rischia di snaturare il ruolo stesso della società: «Quando una multiutility non riesce più a svolgere direttamente i servizi e deve continuamente appoggiarsi all’esterno, con rifatturazioni e passaggi intermedi, i costi aumentano e a pagarli sono i cittadini». Da qui il monito, espresso senza mezzi termini: «Non vorrei che qualcuno pensasse a Tea come a un ammortizzatore amministrativo più che come a uno strumento operativo. Se la parte tecnica si indebolisce, la domanda è semplice: cosa si amministra, se non se stessi?». Beduschi richiama quindi i dati sui costi effettivi: «I cittadini non sono interessati a chi ritira i rifiuti, ma a pagare meno. Mantova ha l’84% di raccolta differenziata, ma una famiglia paga fino a 295 euro contro i 196 di Cremona. Sono dati Istat». L’assessore chiarisce poi le polemiche legate all’espressione “utili idioti”: «Non era riferita ai sindaci mantovani, ma alle intenzioni di chi li considera tali», chiarisce Beduschi, richiamando il ruolo assunto dal Comune di Mantova in assemblea. Entrando nel merito dell’assemblea Tea del 30 dicembre , Beduschi sottolinea che «agli atti non esisteva alcun riferimento alla soglia del 95% indicata come condizione per la fusione», e che quella percentuale «non compariva in nessun documento». Da qui la conclusione: «O il sindaco Mattia Palazzi si è enormemente sbagliato, oppure considera i sindaci dei Comuni minori degli utili idioti: i soci minoritari di Tea concorrono in modo sostanziale alla creazione del fatturato, subendo le decisioni amministrative e gestionali del socio di maggioranza». Infine l’appello: «Se vogliamo rafforzare davvero il sistema provinciale, bisogna smettere di negare il problema e discutere di come il capoluogo condizioni la gestione della municipalizzata. Il centrodestra non vuole distruggere Tea, ma ridarle la sua missione originaria. Se si rompe il patto con il territorio, sarà il confronto con il mercato che penalizzerà la multiutility».
Antonia Bersellini Baroni