Home Cronaca La partenza all’alba di Unomattina targata Mantova via Albino Longhi

La partenza all’alba di Unomattina targata Mantova via Albino Longhi

Targhe e trasmissioni targate Mantova per via di giornalisti e illustri professionisti mantovani. Albino Longhi, giornalista mantovano, unico giornalista chiamato per tre volte a fare il direttore del Tg1, era uomo tenace e schivo, determinato e cordiale al contempo. Ne conobbi la fama, per la prima volta, attraverso una targa stradale posticcia: quando alla metà degli Anni Ottanta passò da Mantova, con arrivo in corso Vittorio Emanuele, il Giro d’Italia un regista deferente e di fama decise di fare appendere accanto alla targa propria del corso, col nome di Vittorio Emanuele, anche un’altra targa con la scritta Albino Longhi, direttore in carica del Tg1, così nelle inquadrature del Giro, seguitissimo oltre ogni affollamento di share, si poteva leggere sul bugnato del palazzo “Corso Albino Longhi”. Robe televisive, ricostruzioni sceniche e scenografiche. Oltre a questi dettagli di vita da teleschermo si deve ben riconoscere che Longhi fu artefice di grandi mutamenti al Telegiornale con l’alternanza di conduttrici e conduttori, la pagina dello spettacolo in chiusura nella edizione maggiore delle ore 20 con la firma di Vincenzo Mollica e la nascita del contenitore dell’alba Unomattina “tata-tatatà” che fu una vera e propria rivoluzione nei programmi. Una trasmissione dall’alba a metà mattina nella quale qualche anno dopo sarei andato anch’io a lavorare come conduttore del Tg. Unomattina tatà tata-tatatà ancora con quella grafica ancora con quella sigla dopo 40 anni, una costante del nostro risveglio. Mica poco. Fu un progetto costruito da rete e testata, cioè da Rai1 e Tg1, in una coproduzione che vedeva giornalisti e registi, assistenti e programmisti, tecnici e produttori, grafici e impiegati non solo lavorare insieme ma convivere nello stesso stanzone. Primi conduttori del programma Piero Badaloni, per il Tg, e Elisabetta Gardini per la Rete. Poi arrivarono Puccio Corona e Livia Azzariti. E’ una delle trasmissioni più longeve della televisione pubblica e pure privata Unomattina nata a come regalo di Natale del mitico anno 1986 è targata anche Mantova, pensiero mantovano, via Albino Longhi. Primo numero 22 dicembre 1986, quarant’anni tondi tondi nell’anno appena sbocciato e dunque una bella età in cui hanno fatto da testimoni e protagonisti nomi illustri di giornaliste e giornalisti da Luca Giurato a Paola Saluzzi, da Franco Di Mare a Francesca Fialdini.

Per andare in onda dalla 7 si doveva stare lì in redazione almeno dalle 5. Accompagnato dall’ansia della puntualità io arrivavo stra puntuale ai cancelli di via Teulada già alle 4 e 50. Inverno pieno e buio pesto d’inverno anche a Roma, sotto Monte Mario. A guardare le date adesso, visto che sono arrivato a Unomattina appena tre anni dopo l’inizio, potrei considerarmi tra gli avviatori del programma. Alla conduzione del Tg1 che si sviluppava in varie edizioni, dalle 7 alle 11, eravamo in tre con Manuela De Luca e Stefano Menchini. C’è una foto ricordo dello Studio 5 di via Teulada in cui siamo tutti insieme nella zona salotto.

La mano esperta e il pensiero profondo di Albino Longhi si sentiva. Lasciò il Tg1 l’anno dopo nel 1987, per andare a dirigere le Tribune e io arrivai nel 1988 quando il direttore era Nuccio Fava. Longhi amava tornare a Mantova. Partecipò a due veglioni della Stampa al Sociale e venne a ritirare un premio, la Gabbia d’Oro, ai confini mantovani occasione di incontro anche con Rino Bulbarelli e Carlo Accorsi.

Che vita la vita di Unomattina! Sveglia alle 4 circa, lavoro fino alle 13. Pranzo e riposino. Ritorno in redazione per programmazione e copioni dalle 16 alle 19. Casa per cena e a letto alle 21 più o meno per essere pronto alla sveglia delle 4.

Solcavo quei piazzali deserti e ci ritrovavamo in redazione in un primo gruppo di tre o quattro per guardare le agenzie della notte, vedere i lanci di evelina le immagini del circuito internazionale e poi cominciare a scrivere bozze di lanci e titoli. Poi si scendeva in studio al Tv5 per condurre. In quegli anni capitò di tutto un po’ di valenza mondiale e un po’ nazionale: caduta del regime rumeno, rapimento e liberazione Cesare Casella Aspromonte e varie, manifestazioni Polonia, caduta Muro Berlino, fine del PCI, cambio Urss, invasione Kuwait, casini giunta Napoli, Bolognina, Boncompagni a Domenica In, crisi del Golfo, prima Guerra del Golfo, le invettive di Cossiga, le famose “picconate”, fine Patto Varsavia, lo scontro Andreotti Cossiga su guerra e chi comanda in caso di guerra.

Barba ben fatta perché altrimenti il cerone beige non teneva per cinque ore. Mica poco. Robe da teatranti sperimentati. Messo alle 6 e 45 alle dieci del mattino dopo 4 tg la mascella ti tirava e gli occhi stavano spalancati da soli. “Buongiorno dal Tg1” e ti sembrava quasi pomeriggio.

Allora c’eravamo solo noi al mattino e spesso le guardie mi dicevano che ero il primo ai cancelli di via Teulada. Mezz’ora di agenzie della notte, mezz’ora di riunione con la line e via a scrivere. Sette otto sonori, quattro ci wye notizie, sette otto vivi lanci, quattro titoli. Ogni parola era ( è ) una pietra.

Chiusura testi alle 6 e 30 – 6 e 40 prova gobbo, stampa fogli e i titoli li leggevamo andando in studio. Due corridoi, due rampe di scale, vietato prendere l’ascensore perché se per caso si bloccava chi andava in onda?

Una truccatrice mi diceva che doveva mettermi una lacca-colla per tirare in alto le sopracciglia altrimenti così spioventi in onda facevano troppa tenerezza. Pare facile fare il conduttore!

Attorno a via Teulada studi e bar, caffè e Monte Mario era come stare sotto la collina, generale. Là in fondo dopo piazzale Clodio cominciava Viale Mazzini al cui termine dopo la piazza e verso il Tevere c’era appunto Viale Mazzini, sinonimo ed emblema della direzione generale, non un palazzo, un mito. E sentivamo di stare nella cittadella della televisione in un quartiere che era dominato dalla produzione televisiva e dello spettacolo, teatri e studi, agenzie e montaggi, casting e scenografie. Quella mattina di un primo gennaio in portineria incrociammo Franco Franchi e Ciccio Ingrassia vestiti ancora con lo smoking e li immaginavamo pronti per ogni spettacolo dalla sera di Capodanno. Forse un po’ assonnati forse un po’ stanchi ma con gli occhi luccicanti di spettacoli fatti e da fare. Accipicchia incontrare per caso un primo gennaio attori della mia adolescenza e giovinezza come si incontra un amico per strada. Magici incontri di via Teulada attorno agli orari possibili e impossibilissimi di Unomattina.