VIADANA Nel rugby, come nello sport in generale, giocatori e allenatori passano, ma alcuni lasciano un segno più profondo. È il caso di Juan Franco Morosini, trequarti elegante e leale, capace di farsi apprezzare dentro e fuori dal campo. La semifinale di Coppa Italia è stata però particolarmente amara per il giallonero, fermato da un serio infortunio.
“Moro” come stai e quali sono ora i prossimi passi?
«Dopo la frattura alla tibia stiamo valutando l’intervento chirurgico e poi una buona riabilitazione. La passione per il rugby è intatta e questo mi dà la forza per affrontare tutto nel modo giusto».
Come vedi il tuo futuro, anche in relazione a Viadana?
«È un momento di incertezza, anche perché i tempi per l’operazione si sono allungati. Voglio risolvere questa situazione per avere le idee chiare. Viadana? Probabilmente no: avevo già in mente di tornare in Argentina a fine stagione, dopo cinque anni di rugby in Italia. Ora vedremo».
Vuoi lasciare un messaggio ai tifosi che ti sono stati vicini?
«Sì, li ringrazio davvero tutti. In questi giorni difficili ho ricevuto tantissimi messaggi di affetto che mi hanno dato grande energia positiva».
Quali momenti porterai con te dell’esperienza a Viadana?
«Due immagini su tutte: lo stadio Zaffanella pieno di gente con i nostri colori e l’esperienza da allenatore dell’U14. Vedere in tribuna i ragazzi che avevo allenato mi riempiva di gioia».
Nei momenti difficili, anche durante la polmonite, il club ti è stata vicino…
«Sì, moltissimo. Dal direttore sportivo ai medici, dagli allenatori ai compagni, che non hanno mai smesso di starmi vicino. E un ringraziamento speciale va a mia moglie, che si è presa cura di me in ogni momento».








































