Home Cronaca Bambino investito da un’auto, i parenti tentano il linciaggio

Bambino investito da un’auto, i parenti tentano il linciaggio

MANTOVA Un banale incidente stradale con ferito non grave, che pareva essersi concluso con l’intervento del 118 e il trasporto in ospedale a titolo precauzionale del pedone investito data la sua giovanissima età. Ma così invece non è stato, anzi. Erano circa le 13 di ieri quando, all’angolo tra via Principe Amedeo e via Filzi una mamma e i suoi figli attraversano sulle strisce pedonali. Ma uno dei figli, un bimbo di 6 anni, si attarda; così prende a correre per raggiungere il genitore e i fratelli. Ma proprio in quel momento sopraggiunge all’incrocio un’auto condotta da un 30enne residente nell’hinterland cittadino. Inevitabile a quel punto l’impatto con il conducente che immediatamente scende dal veicolo allertando i soccorsi. Sul posto si precipita l’automedica e un’ambulanza della Croce Verde con quest’ultima che provvede a trasportare il piccolo al Carlo Poma in codice giallo a fronte delle contusioni riportate nell’urto. Ma quando la situazione pareva essersi conclusa in via del tutto normale con i rilievi della Polizia locale, ecco scoppiare il parapiglia. Pochi minuti dopo infatti, alcuni parenti del bambino piombano sul luogo del sinistro alla ricerca dell’investitore e quando scoprono chi è parte il tentativo di linciaggio. Il gruppetto cerca così di aggredire il giovane che, protetto da un cordone di agenti, trova per fortuna riparo in un negozio di via Filzi. A quel punto la tensione sale ancora di più con gli uomini di viale Fiume che faticano non poco a contenere le ire dei facinorosi tra spintoni, urla, insulti e divise trattenute. Per evitare il peggio arrivano così altre pattuglie. Il tutto sotto gli occhi di decine di passanti e automobilisti increduli innanzi a quella scena da “far west” per strada. Poi una volta placati gli animi i violenti si dileguano senza lasciare le proprie generalità. Ma grazie alla visione dei filmati di videosorveglianza un paio vengono comunque identificati. Risiedono tutti nel capoluogo e ora per loro, così come per gli altri, potrebbe con tutta probablità scattare la denuncia per resistenza e interruzione di pubblico servizio.