Il vero problema del decreto sulle accise ha un nome preciso: giacenze. È su questo punto che Figisc Confcommercio accende i riflettori, denunciando un effetto immediato e penalizzante per i gestori degli impianti stradali di carburante.
In una lettera inviata al viceministro dell’Economia e delle Finanze Maurizio Leo, Figisc sottolinea che i “carburanti già acquistati e fatturati con accisa piena, con l’entrata in vigore della riduzione subiscono una svalutazione secca, che ricade interamente su chi opera alla pompa. Un meccanismo che, nei fatti, trasferisce il costo della misura sull’ultimo anello della filiera”.
“Così com’è, il decreto crea una distorsione evidente: si riducono in parte i prezzi per i consumatori, ma si scarica il conto sui gestori, senza alcuna compensazione”, commenta la presidente di Figisc Confcommercio Mantova Franca Tasinato Frasson.
L’impatto economico è tutt’altro che marginale: le perdite stimate oscillano tra i 2.000 e oltre 20.000 euro per impianto, concentrate in poche ore, al momento dell’adeguamento dei prezzi. Una dinamica che rischia di trasformarsi in un danno definitivo per le imprese del settore.
“In un contesto già fragile e segnato dalla volatilità dei mercati energetici, questa misura rischia di diventare insostenibile per molte gestioni anche nel Mantovano, configurandosi di fatto come un prelievo indiretto a favore dell’Erario”, prosegue Tasinato Frasson.
Per Figisc Confcommercio è quindi indispensabile intervenire subito: “Servono correttivi urgenti che introducano meccanismi di compensazione e ristabiliscano un principio di equità lungo tutta la filiera”








































