BOZZOLO / VIAREGGIO – La Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sul lunghissimo e doloroso iter giudiziario per la strage ferroviaria di Viareggio del 29 giugno 2009, costata la vita a 32 persone. I giudici della Suprema Corte hanno confermato in via definitiva le condanne per dodici imputati, tra cui spiccano i vertici delle Ferrovie dell’epoca e due figure chiave della Cima Riparazioni di Bozzolo, l’azienda mantovana che si era occupata della manutenzione del carro merci deragliato.
Il verdetto per i manager mantovani
Per il territorio mantovano la sentenza fissa in modo irrevocabile le responsabilità penali dei vertici dello stabilimento di Bozzolo. Mario Paolo Pizzadini, in qualità di manager della Cima Riparazioni, e Daniele Gobbi Frattini, responsabile tecnico della stessa officina meccanica, sono stati condannati in via definitiva a 2 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione ciascuno.
Il verdetto della Cassazione blinda quanto già stabilito nel maggio 2025 dalla Corte d’Appello di Firenze nel corso del terzo processo di secondo grado, celebrato appositamente per ricalcolare le pene e applicare le attenuanti generiche dopo un precedente rinvio degli stessi giudici ermellini all’inizio del 2024.
Le condanne dei vertici FS
Accanto ai tecnici mantovani, la Cassazione ha confermato le pesanti condanne per i massimi dirigenti del sistema ferroviario italiano al momento del disastro, accusati a vario titolo di disastro ferroviario colposo e incendio:
- Mauro Moretti (ex amministratore delegato di Rfi e Ferrovie dello Stato): condannato a 5 anni di reclusione.
- Michele Mario Elia (ex Ad di Rfi): condannato a 4 anni, 2 mesi e 20 giorni.
- Mario Castaldo (ex direttore della divisione Cargo Chemical): condannato a 4 anni.
Un cammino giudiziario tortuoso
La sentenza definitiva arriva a ben 17 anni dal drammatico incidente, quando il cedimento di un asse del treno merci provocò il deragliamento e la successiva esplosione di una cisterna piena di GPL che devastò il quartiere di via Ponchielli a Viareggio. Nel corso degli anni i numerosi passaggi nelle aule di tribunale hanno visto diverse condanne rimodulate al ribasso o colpite dal colpo di spugna della prescrizione per alcuni reati minori, ma l’impianto accusatorio per le responsabilità legate al disastro ha retto fino all’ultimo grado di giudizio.





























