
MANTOVA Sono passati solo due anni dalla clamorosa promozione in B del Mantova, probabilmente la meno preventivata della storia biancorossa. Poco tempo, eppure sembra un secolo. Già, perché nel calcio moderno due anni equivalgono a un’era geologica. Anche quando il giocattolo funziona e sembra destinato a lunga vita.
Il preambolo è presto spiegato. Ieri il Mantova ha ufficializzato due operazioni in uscita: Antonio Fiori in prestito (con obbligo di riscatto) al Cesena; e Tommaso Maggioni alla Juve Stabia a titolo definitovo (contratto biennale). Si tratta di due giocatori che facevano parte di quel Mantova targato Botturi&Possanzini, il primo realmente pensato e creato sotto l’egida di Filippo Piccoli, che aveva sbalordito tutti conquistando la B. Di quella squadra, nell’attuale Mantova sono rimasti solo in quattro: Simone Trimboli, Davide Bragantini, David Wieser e Nicolò Radaelli. Quest’ultimo, a dirla tutta, è infortunato e probabilmente nemmeno rientra nei piani di Modesto. Ci sarebbe pure Davis Mensah, che però è fuori rosa e ufficialmente sul mercato.
Dunque, stringi stringi, solo tre superstiti ancora al centro del progetto: Trimboli, Bragantini e Wieser. Le motivazioni di una tale rivoluzione sono molteplici e in qualche caso contingenti: il salto di categoria, che giocoforza ha imposto anche un salto di qualità nell’organico; scelte tecniche legate all’età di qualche giocatore (Burrai) o a offerte cosiddette “irrinunciabili” (Brignani); l’allontanamento di Botturi prima e Possanzini poi, e la volontà da parte dell’ex ds Rinaudo di tagliare drasticamente i ponti col passato; la necessità di inserire calciatori con caratteristiche idonee al gioco di Modesto, così diverso da quello di Possanzini. Sia come sia, è innegabile che nel giro di un paio d’anni il Mantova abbia subìto una rivoluzione che in pochi avrebbero previsto. Va detto che la scelta (rischiosa) ha pagato, visto che il Mantova è ancora in Serie B.
È interessante fare un confronto con l’epoca di Fabrizio Lori: da una parte, come nel nostro caso, l’Acm che conquistò la promozione in B nella stagione 2004-05; dall’altra la squadra del terzo campionato cadetto, stagione 2007-08. Anche qui ci furono parecchi cambiamenti: acquisti altisonanti come Fiori, Corona, Balestri; nuovo anche l’allenatore (Tesser al posto di Di Carlo). Eppure, nonostante i numerosi cambiamenti, rimase uno zoccolo duro di ben 6 elementi del Mantova di C1: Bellodi, Notari, Spinale, Tarana, Caridi e Noselli. E non stiamo nemmeno parlando di comprimari, bensì di giocatori centrali nell’ossatura della squadra (tranne Bellodi che quell’anno fu riserva di Pegolo). Non solo: quattro di questi (Bellodi, Notari, Spinale e Caridi) venivano dal Mantova della C2. Insomma, un filo diretto col glorioso passato era rimasto, molto più di quanto stia accadendo oggi con questo Mantova.
La storia insegna che non esiste una gestione migliore di un’altra. Oltretutto, quel Mantova di 20 anni fa (non certo per colpa dei “senatori”) andò via via incontro ad involuzioni e storiacce varie che ne decretarono la fine. Dunque, nessuna morale da questa che rimane una fotografia oggettiva di come sono andate le cose. Sono semplicemente cambiati i tempi, ed è cambiato il calcio: più frenetico, incline a trasformazioni e repentine metamorfosi. Nessuno si sottrae all’andazzo, nemmeno i migliori. Solo il giudice, ovvero il campo, non è cambiato nè cambierà mai. E a quello, volenti o nolenti, tutti si rimettono.




























