MANTOVA Mandato assolto dalle contestazioni più risalenti, in quanto già cadute in prescrizione, e contestualmente condannato a ben 16 anni di reclusione per i restanti addebiti non ancora estinti, a fronte dei 20 anni complessivi avanzati dal pubblico ministero. Un verdetto decisamente pesante quello emesso giusto un paio di anni fa dal collegio di via Poma, nei confronti di un sessantenne italiano all’epoca finito alla sbarra per violenza sessuale su minori con l’aggravante della continuazione temporale. Una vicenda afferente ad almeno una dozzina di anni prima, quando lui risiedeva ancora nell’Alto mantovano – per poi emigrare in Germania – e le vittime erano tutte pressoché ragazzini. A far scattare le indagini, partire però solo quattro anni dopo, le denunce presentate nel 2016 dalle stesse parti lese. Spartiacque per quanto concerne la prescrizione del reato, l’ottobre del 2012. In tale contesto infatti, stando alla tesi inquirente poi avallata nel dispositivo, l’uomo aveva posto in essere tra le mura domestiche reiterate molestie e costrizioni di natura sessuale in danno dei figli nonché di altri ragazzini, figli di amici o vicini, oppure da lui allenati a calcio a livello amatoriale. In particolare, tramite perlopiù palpeggiamenti, toccamenti e rapporti orali. Addebiti rispediti in toto al mittente dall’imputato, secondo lui al contrario vittima di una mera vendetta dell’ex moglie la quale, non ricevendo mai dal marito nemmeno un centesimo a titolo di assegno familiare, aveva quindi optato per aizzare i due figli maschi contro il padre. Ma ad inguaiarlo ulteriormente, alla luce altresì di quanto sentenziato, erano state le deposizioni di due delle cinque persone offese che però, al tempo, non avevano mai provveduto a presentare denuncia querela. Stando infatti ai testi – entrambi giovani nordafricani all’epoca di soli 15-16 anni e spesso affidati dai genitori all’accusato – questi erano stati in varie occasioni obbligati, a spogliarsi, masturbarsi e a subire rapporti orali dal sessantenne. Un altro giovanissimo testimone invece, aveva di contro totalmente cambiato versione rispetto a quanto già dichiarato a suo tempo ai carabinieri, e sostenendo così in aula di essere stato anch’egli vittima di abusi. E proprio sulla scorta di tale precipua escussione il Pm, anziché integrare il capo d’imputazione aveva provveduto a rubricare un nuovo procedimento approdato ora in sede dibattimentale di nuovo innanzi al collegio dei giudici presieduto da Gilberto Casari.







































