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Una guerra da 2 euro al litro, ed è solo l’inizio. Ma che c’entra il biocarburante?

MANTOVA  Quattro anni fa, quando era partito l’attacco all’Ucraina da parte dell’esercito russo, c’erano voluti una decina di giorni perché il prezzo al litro del carburante toccasse e superasse i due euro. L’attacco all’Iran da parte degli alleati americani e israeliani ha invece trovato i mercati già pronti al rialzo, e decisamente meno sorpresi del ministro della Difesa da questa “accelerazione”. Da lunedì scorso è stata una continua escalation di prezzi, tutt’altro che lenta ma altrettanto inesorabile, con il prezzo del diesel che partendo da una media di 1,70 euro a litro già nella giornata dell’altro ieri in alcune aree di servizio aveva sfiorato se non superato la soglia dei due euro al litro (in molte aree il prezzo del self-service si ferma a 1,99 a evitare lo shock del superamento della barriera di 2,00 oltre la quale si profila una strada senza ritorno). Rispetto alla crisi di quattro anni fa, la guerra nel Golfo ha fatto innalzare soprattutto il costo del gasolio che ha soppiantato quello della benzina. “Una speculazione” era stata definita 4 anni fa l’impennata dei prezzi dei carburanti, e allo stesso modo viene definita oggi con l’aggravante degli aumenti che hanno riguardato anche il biocarburante prodotto in Italia ed estraneo alle dinamiche del Golfo, ingiustificato tanto per gli addetti ai lavori che per i comuni consumatori. Infatti se i primi ad essere preoccupati dell’impennata dei prezzi dei carburanti sono gli autotrasportatori, il problema non è da meno per chi usa l’auto per lavoro o per recarsi al lavoro. Non a caso in questi giorni sono tornate le code di auto nei distributori con i prezzi meno alti, come quattro anni fa. La storia si ripete e non solo per le guerre.

Segnalazione al garante dei prezzi 

Cna-Fita ha inviato una segnalazione formale al Garante per la sorveglianza dei prezzi per fare luce su dinamiche dei listini che appaiono ingiustificate. “Non possiamo permettere che l’instabilità internazionale si trasformi in opportunità di extra-profitto – sostiene il portavoce della Cna, Franco Bruno – per alcuni a danno delle imprese, delle famiglie e dei pensionati”. In particolare Cna-Fita sottolinea il caso del biocarburante Hvo. Nonostante goda di un’accisa agevolata e sia prodotto in Italia da fonti non legate direttamente al greggio mediorientale, il suo prezzo è salito parallelamente a quello del diesel fossile. “È un’anomalia inaccettabile. Chi ha investito nella transizione ecologica non può essere penalizzato da rincari che non hanno alcun riscontro oggettivo nella filiera di produzione dei biocarburanti – afferma la direttrice di Cna, Elisa Rodighiero -. Cna-Fita ha chiesto a Mr. Prezzi di avviare verifiche puntuali sulla trasparenza dei listini, accertando che i prezzi alla pompa siano coerenti con i reali costi di acquisto delle scorte precedenti al conflitto”.

Controlli anti-frode della Guardia di Finanza

Alla luce delle significative tensioni sui prezzi dei prodotti energetici registrati negli ultimi giorni, connesse all’acuirsi della crisi geopolitica nell’area mediorientale, la Guardia di Finanza, su indicazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha rafforzato il presidio di legalità lungo l’intera filiera dei carburanti. L’intensificazione dell’attività di controllo, che si inserisce nell’ambito delle più ampie funzioni di polizia economico-finanziaria, risponde alla primaria esigenza di prevenire ogni forma di distorsione che possa recare pregiudizio ai consumatori e alterare il corretto funzionamento del mercato. Gli interventi saranno finalizzati, da un lato, a verificare l’osservanza delle norme in materia di trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo, dall’altro, ad analizzare l’andamento dei valori di mercato dei prodotti energetici, in tutte le fasi di commercializzazione, anche allo scopo di far emergere eventuali accordi anticoncorrenziali. Al contempo, tenuto conto che rapide oscillazioni dei prezzi al consumo possono alimentare il rischio di maggior ricorso a canali illeciti di approvvigionamento, sarà intensificato il controllo economico del territorio al fine di far emergere eventuali condotte di evasione o di frode.