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San Giacomo delle Segnate, scoperto laboratorio “fantasma”: lavoratori sfruttati in un immobile inagibile

SAN GIACOMO DELLE SEGNATE – Un laboratorio tessile privo di ogni autorizzazione, allestito in un immobile già dichiarato inagibile e trasformato in un luogo di sfruttamento. È quanto emerso dall’ispezione condotta dai Carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Mantova, insieme ai militari della Stazione di San Giacomo delle Segnate, nell’ambito dei controlli sulla sicurezza e la tutela del lavoro intensificati dal Prefetto di Mantova.
Lavoro nero e degrado nell’immobile “vietato”
L’intervento è scattato lo scorso 3 marzo nel centro abitato del comune. All’interno del fabbricato, nonostante l’ordinanza di inagibilità pendente emessa dall’Ufficio Tecnico comunale, gli agenti hanno sorpreso una decina di cittadini cinesi impegnati nella produzione tessile.
Il quadro emerso dal controllo è stato allarmante: la metà della forza lavoro era impiegata “in nero” e due operai sono risultati clandestini sul territorio nazionale (successivamente fotosegnalati presso la Compagnia di Gonzaga). L’attività operava senza SCIA, poiché il Comune aveva negato ogni autorizzazione a causa delle condizioni strutturali dell’edificio.
Turni di 10 ore e paga “a cottimo”: le condizioni di vita
Oltre alla violazione delle norme amministrative, l’ispezione ha svelato un sistema di sfruttamento brutale. Gli operai erano costretti a turni massacranti, lavorando sette giorni su sette per almeno 10 ore quotidiane. In spregio ai Contratti Collettivi Nazionali, la retribuzione avveniva “a cottimo”, basata esclusivamente sul numero di capi realizzati.
Le condizioni abitative erano altrettanto degradanti: dormitori, bagni e refettorio versavano in uno stato di totale abbandono, tra sporcizia, muffa e soffitti non a norma. Nel laboratorio, la sicurezza era inesistente: assenza di estintori, mancanza di piani di emergenza e cumuli di materiale infiammabile stoccati pericolosamente vicino alle postazioni di lavoro.
Sequestro e denuncia per caporalato
Alla luce delle gravissime violazioni riscontrate in materia di salute, sicurezza e giuslavoro, i Carabinieri hanno disposto l’immediata sospensione dell’attività imprenditoriale. Le sanzioni amministrative e le ammende elevate superano i 30.000 euro.
Il titolare dell’attività, un cittadino cinese di 66 anni, è stato deferito in stato di libertà all’Autorità Giudiziaria. Dovrà rispondere, secondo l’ipotesi accusatoria, del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, configurando il grave reato di caporalato.