Nel Santuario di San Salvatore in Lauro, ieri pomeriggio la solenne messa pontificale ha segnato il cuore del pellegrinaggio romano della reliquia del Preziosissimo Sangue. La preziosa ampolla, da lunedì nella capitale, collocata al centro della navata su un balcone di broccato vermiglio accanto alle altre reliquie della Passione (la reliquia della Santa Spina della corona di Cristo e la reliquia della croce), brillava «come metallo vivo» nella luce delle candele, mentre il flusso continuo dei fedeli accompagnava la recita delle preghiere. A presiedere la celebrazione è stato mons. Flavio Pace, segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, con la presenza del vescovo emerito di Ivrea, mons. Edoardo Cerrato. Nell’omelia, Pace ha richiamato il legame dei segni: «Sono segni che si ricongiungono. Viviamo questo giubileo preparandoci al grande evento del Giubileo della Redenzione del 2033». La reliquia, ha detto, «è una goccia che contiene la parte salvifica di Cristo, che ha dato tutto se stesso. Ha donato tutto di sé e ci ha riscattati». Riflettendo sul senso delle reliquie, mons. Pace ha aggiunto che indicano «il non perdere nulla della salvezza. Sono la reliquia del desiderio, del presente: avere uno spirito di desiderio di Cristo». La celebrazione si è conclusa con la benedizione finale impartita con il Preziosissimo Sangue, seguita dal gesto più atteso: rimandato il pellegrinaggio giubilare a San Pietro causa maltempo, i pellegrini accorsi hanno potuto venerare da vicino l’ampolla, portata sotto teca al centro di una delegazione della Compagnia del Preziosissimo Sangue (scesa a Roma per l’occasione, insieme ad un gruppo di virgiliani, tra cui il presidente della provincia Carlo Bottani), e «toccare la reliquia» nella forma prevista dalla chiesa giubilare per ottenere l’indulgenza, ma anche grazia e protezione per chi di più caro. Al termine, mons. Pietro Bongiovanni, rettore del Santuario, ha ricordato i vent’anni di richieste rivolte alla diocesi mantovana: «È molto tempo che chiediamo la grazia di poter venerare qui il Preziosissimo Sangue, questa terra intrisa del sangue di Gesù raccolta da Longino e custodita da più di mille anni a Mantova».
E ha sottolineato la sorpresa per la risposta dei fedeli: «Pensavamo a un’iniziativa per la piccola comunità di San Salvatore in Lauro, invece sono passate migliaia di persone, dalla mattina alla sera, in un atteggiamento di profonda preghiera». Un movimento di devozione che, ha concluso, «riporta all’essenziale: è bello vedere la gente inginocchiarsi davanti al Preziosissimo Sangue e poi davanti al tabernacolo. Centinaia di confessioni, una partecipazione commovente. Ringraziamo Dio, il vescovo Marco e tutti coloro che hanno reso possibile questo dono nel giubileo della speranza. Grazie a Mantova che custodisce questo tesoro, nella speranza che lo sappia sempre di più valutare perché è un segno che muove la fede del popolo». Antonia Bersellini Baroni




































