Alcolici ai minori, la chiusura dei bar non risolve il problema

"Allora chiudiamo anche gli iper che vendono Mon Cherie al ragazzino”

MANTOVA  D’accordo, le sanzioni sono sanzioni e le operazioni per limitare l’uso-abuso di alcolici somministrato a minori sono benvenute. Purché si conceda agli esercenti quantomeno il beneficio del dubbio. A invocare maggiore equità ed elasticità nei provvedimenti è  Marco Lasagna, titolare del noto bar di piazza Broletto, che martedì è stato chiuso per quindici giorni dietro un accertamento di agenti in borghese. Due suoi clienti minorenni erano stati sorpresi con bottiglie di birra. Ma quale e quanta è la responsabilità, nel caso, del barista? Questo si chiede Lasagna, considerando oltretutto che a richiedere la birra può essere un maggiorenne, e a berla un minore. «Ho ricevuto un ordinamento di chiusura del locale per 15 giorni, provvedimento che accetto, ma che per le modalità con cui è avvenuta ritengo molto discutibili – commenta il titolare del locale sanzionato –. Sono state controllate sia all’interno che all’esterno del locale 40 o 50 carte d’identità da parte delle forze del l’ordine, e sono stati trovati solo 2 ragazzi minorenni tra i 16 e i 18 anni, i quali mi hanno assicurato che le birre gli erano state comprate da un ragazzo maggiorenne». Motivazione non accolta però dalla Polizia, che contesta: per un solo caso è stato così; nell’altro, il minore è stato servito dal personale. «Cosa difficile da verificare – replica Lasagna –. Ma vorrei ora fare alcuni esempi limite: se una famiglia va in pizzeria o al ristorante e il papà ordina per il figlio minore una birra, e capita un controllo, il ristorante deve subire la chiusura del locale per 15 giorni? Se una compagnia di minori deve organizzare una festa e manda un maggiorenne a comprare gli alcolici, trovato lo scontrino dove sono stati acquistati, dobbiamo chiudere anche il supermercato? Se un minore acquista acquista una confezione di “Mon cherie” in tabaccheria o un babà al rum in una pasticceria, chiudiamo pure le loro attività?». Inevitabile la conclusione: «Per noi baristi, nei momenti di lavoro intenso, nel momento dei controllo, tra l’interno e l’esterno, ho contato un centinaio di persone; è praticamente impossibile controllare questo problema nei modi e le cure che pretende la Questura (basta un minorenne con una bevanda alcolica e tu chiudi per 15 giorni). Secondo me per limitare questo problema bisognerebbe invertire le cose ovvero fare un’ordinanza comunale in cui il minorenne venga multato facendo in modo che ne vengano avvertiti i genitori. Per esperienza dico che, se un minore vuole bere alcolici, non trovandoli in un posto li va a cercare da un’altra parte, o li cerca in altri modi. E questo – prosegue Lasagna – non è una colpa del barista o del venditore di alcol, ma è un problema che riguarda le famiglie di questi ragazzi. Con l’attuale modo di agire delle forze dell’ordine si rischia una ecatombe di chiusure di esercizi pubblici, senza risolvere davvero il problema di base».