MANTOVA Sarà il Conservatorio di musica “Lucio Campiani” a custodire l’archivio documentale di Renzo Massarani (Mantova 1898 – Rio de Janeiro 1975). Grazie alla sensibilità dei suoi famigliari e del Museo della Comunità Ebraica di Trieste, il patrimonio storico del compositore mantovano viene riunificato definitivamente nella Biblioteca “Luigi Gatti“ del Conservatorio andando a ricostruire una parte importante della storia musicale ebraica di Mantova. Dopo quattro generazioni, attraversando il dramma della Shoah, torna nella sua città d’origine l’archivio costituito da un ampio elenco di manoscritti, pubblicazioni originali, immagini, ricordi personali e lettere che nel 2021 erano state donate al Museo triestino, a cui si aggiungono ora materiali precedentemente rimasti in Brasile. La donazione al “Campiani” si è ufficializzata sabato mattina con la consegna della consistente documentazione appartenuta a Renzo Massarani e famiglia da parte della nipote, signora Daniela Massarani, all’ex direttore del Conservatorio, Giordano Fermi, che è stato il principale fautore di questo importante recupero. Erano presenti anche i rappresentanti della Comunità Ebraica mantovana Aldo Norsa, Emanuele Colorni e Loredana Leghziel Colorni. Nato a Mantova nel 1898 da Giulio Massarani e Gina Colorni, Renzo Massarani interruppe gli studi di pianoforte e armonia per partecipare giovanissimo alla prima guerra mondiale per riprenderli successivamente a Vienna e quindi a Roma con Ottorino Respighi, diplomandosi in composizione nel 1921. Cominciò così la sua intensa attività di compositore diventando anche direttore musicale del teatro di marionette di Vittorio Podrecca, A questo periodo risalgono i lavori teatrali che lo resero famoso, tra cui l’intermezzo grottesco Bianco e nero, su libretto di A. Pagan e “Guerino detto il Meschino”. Dopo il matrimonio con Elda Costantini, trovò impiego a Roma presso la Siae ed ebbe modo di intensificare la produzione musicale con crescente successo di critica e di pubblico. La promulgazione delle leggi razziali fasciste segnò la fine della sua carriera musicale in Italia. Perse il lavoro, le sue opere furono messe al bando e Massarani si vide costretto a lasciare l’Italia emigrando nel 1939 in Brasile, dove prese la cittadinanza nel 1945. Stabilitosi a Rio de Janeiro, inizialmente collaborò con la Radio Nacional e in seguito come critico musicale per alcuni quotidiani proseguendo parallelamente una ridotta attività di compositore. Nel dopoguerra rifiutò la proposta di ritornare in Italia con la sua riassunzione alla Siae e impedì l’esecuzione, la riedizione e l’accesso ai manoscritti delle sue composizioni pre-belliche. Tornò in Europa solo per ragioni familiari o per partecipare in qualità di critico a festival e come membro di giuria in concorsi di composizione. Morì il 28 marzo 1975 a Rio de Janeiro, dove riposa nel cimitero israelitico del Caju. Alla sua memoria figli e nipoti hanno piantato un giardino di alberi presso Iodofat (Israele).




























