POMPONESCO Quello che doveva essere un normale passaggio amministrativo è diventato una corsa a ostacoli. La nomina del nuovo revisore dei conti a Pomponesco ha infatti bloccato il consiglio comunale, tra dimissioni a raffica e assenze che hanno impedito di arrivare al voto.
Inizialmente, il consiglio comunale era in programma venerdì alle 21, quando consiglieri e assessori erano stati convocati per discutere un solo punto all’ordine del giorno, per l’appunto la nomina del nuovo revisore dei conti.
Dopo la scadenza del mandato dell’ultimo revisore, infatti, erano stato nominato ad aprile il suo successore, che aveva accettato l’incarico salvo poi rinunciarvi per problemi familiari. A quel punto, è stato nominato un nuovo revisore, che tuttavia ha seguito la stessa sorte del precedente, dimettendosi dopo pochi giorni.
Durante il consiglio di venerdì, tuttavia, non è avvenuta alcuna votazione. Alla seduta mancavano infatti tre esponenti della maggioranza, tra cui un assessore. Così, al momento di votare il nuovo revisore, i consiglieri di minoranza hanno deciso di uscire dall’aula, rendendo di fatto impossibile la votazione, in assenza del numero legale necessario di votanti.
Per questo la seduta è stata chiusa e alla prima convocazione di venerdì ne è seguita una seconda, straordinaria, prevista per ieri sera. Ma la situazione si è ulteriormente complicata: il segretario comunale ha dato forfait, mettendo in dubbio la possibilità che il consiglio potesse effettivamente insediarsi (peraltro di sabato sera e durante la fiera patronale). Alla fine, nonostante vi fosse il numero legale per procedere alla votazione, il consiglio non si è tenuto.
Il capogruppo di minoranza Maicol Caffarra ha commentato così la vicenda: «Siamo di fronte a una situazione tragicomica, se non fosse che stiamo parlando di un consiglio comunale – sottolinea –. Abbiamo chiesto copia delle dimissioni del precedente revisore, ma non ci è stata fornita. Ancora non sappiamo le ragioni dietro la sua rinuncia. Tutto questo conferma la disorganizzazione dell’amministrazione comunale, che troppo spesso affida la gestione dell’ente all’improvvisazione».





























