MANTOVA Bello, molto bello l’alto Mantovano! Beh, per forza: ci sono le colline e in un attimo sei sul Garda. Già senti a Solferino e a Monzambano, a Volta e a Ponti sul Mincio profumo di lago. E che lago, è il mare dei danesi e dei tedeschi dei francesi che si inerpicano da Mentone fin quassù. Poi vuoi scherzare sul Garda trovi gli ulivi come in Puglia.
Questo triangolo di Lombardia tra il Veneto e l’Emilia ha l’opportunità di giocarsi snodi territoriali e turistici, con le sue perle d’arte e di storia a cominciare dal capoluogo, per passare da Sabbioneta, Castiglione, Solferino e San Benedetto, tanto per citare a memoria. Il confine veronese gardesano della nostra provincia si avvantaggia tanto dalla connessione non solo atmosferica del Garda.
Ricordo quella volta, era il 2007 stando a qualche appunto ritrovato di quando in un dibattito a Suzzara si parlava di turismo e potenzialità territoriali.
A cominciare proprio a Monzambano, porta del lago, terra di sapori e di gusti, terra di agricoltura forte e di storia. Non so se la narrazione di tre lustri fa vale ancora pienamente ma mi fece piacere riscoprire come nel giro di pochi anni un paese pienamente inserito in percorsi di turismo ambientale avesse colpo opportunità e scommesse. Angoli verdi attorno al Mincio, il Castello, la Chiesa di San Michele, le vie caratteristiche, le cantine, i panorami da poesia certo comuni anche ad altri luoghi ma non luoghi comuni, anzi luoghi speciali. Basta un cliccata in rete e abbiamo un report su Monzambano di accentuato richiamo: abitata fin dall’età del bronzo, ritrovamenti di un villaggio di palafitte, zona Fondo Tacoli di Castellaro Lagusello.
E poi la stessa Castellaro, frazione “capitale” con i suoi richiami storici e ambientali inserita nel 2011 tra i Patrimoni dell’Umanità.
Mi dissi in quell’incontro del 2007: ”Non s’è mai finito di imparare” Io che andavo a Monzambano per il giornale per raccontare fatti amministrativi o fatti di cronaca. Passano gli anni, stai un po’ in giro per l’Italia e scopri che Monzambano, località dell’Alto Mantovano alle porte del Lago di Garda, che tu avevi lasciato paese agricolo-vinicolo è diventata un’altra piccola Sirmione turistica.
Le sue colline, le sue campagne i suoi agriturismi e i suoi “B&B” bed and breakfast la rendono pienamente inserita nel sistema turistico del Garda. Vanno a Peschiera, vanno a Garda, a Bardolino, a Gardone a visitare la villa di D’Annunzio, fanno escursioni e bagni e poi invece di dormire proprio sulla sponda del lago si fanno sei sette otto chilometri e i turisti si ritrovano in un lembo di territorio mantovano tra i più affascinanti e belli, tra Mincio e colline moreniche, tra vini e piatti tipici, tra rievocazioni storiche e panorami. Vedono un posto nuovo e spendono pure meno.
Il concetto-sfida è fare sistema, superando i confini. 500 posti letto a Monzambano con Olfino e Castellano Lagusello. Per avere una idea del record basta dire che in tutto l’Oltrepo’ sono milleduecento. Monzambano è fortunata perché ha dalla sua clima e posizione.
Peschiera e Solferino che hanno flussi turistici con richiamo storico e balneare sono una buon tappeto di lancio. . Fanno più fatica Quistello e San Benedetto che pure però mettono in campo Po e terre di Matilde con attrazioni e interessi che arrivano pure in Danimarca. Imparo tutto questo parlando alla Festa dell’Unità di Suzzara con gli allora sindaci di Monzambano, Maurizio Pellizzer e di Quistello Alessandro Pastacci. I ricordi sono del 2007, non un’eternità, ma un bel pezzo di storia. patria e territoriale. Ricordo che si fece appello in mezzo alle varie iniziative a tanta buona volontà.
E un po’ di naturali discussioni tra enti coinvolti. Non risparmia frecciatine l’allora presidente della Camera di Commercio Ercole Montanari che invoca più coordinamento e più collegamento tra Provincia Comuni e amministrazioni varie per fare un elenco delle priorità, coinvolgendo i privati.
Eterno quesito? Cosa può fare Mantova di più?
Conia bene una espressione l’assessore provinciale al turismo Roberto Pedrazzoli. “Dobbiamo riuscire a trasformare le iniziative culturali che abbiamo, da quelle grandi a quelle cosiddette minori, in moneta turistica”. La sfida appunto è evitare di raccontarsi le favole.
E’ finito il tempo delle sensazioni ci vogliono ricerche di mercato e piani scientifici, cominciando dal marketing territoriale. Aggiunge Montanari: nei prossimi anni arriveranno milioni di turisti cinesi e indiani, Mantova li potrà attrarre? Eh la moneta turistica. Paolo Gianolio, da pochi mesi assessore alla Cultura e vicesindaco del Comune di Mantova ha una sicurezza e una idea: la sicurezza è che le cose si fanno e sono importanti e che Mantova è un nome conosciuto nel mondo, che ci sono i problemi ma di consolidamento e di crescita.
La proposta è una idea vecchia ma sempre attraente: rendere balenabili i laghi. Un sogno dagli anni Settanta fare il bagno senza correre rischi sotto il Castello di San Giorgio, ti immergi e se sei fortunato vedi il soffitto della Camera degli Sposi.
Ci vogliono milioni e anni e forse bisognerebbe smantellare il polo industriale. Intanto si pensa alle mostre, intanto si pensa a fare alberghi e posti ricettivi comodi da gestire. Ci stanno poche notti i turisti a Mantova, in media due. Non è molto.
Ci vorrebbero richiami forti, come il solido Festival della Letteratura, ma dura solo quella settimana e i turisti vogliono sempre cose antiche e cose nuove, affondare nel passato e fare tuffi proiettivi nel futuro. Poi ci sono anche le cene a suon di tortelli e un buon lesso, magari con la compagnia delle zanzare. Ma anche quella è atmosfera.
Fabrizio Binacchi