CASTIGLIONE Il Castiglione ci ha preso gusto e non si ferma più, avvicinando una salvezza che, però, non è ancora acquisita. I mastini hanno ribaltato 3-1 il Cazzagobornato, conquistando la quarta vittoria di fila (la quinta in sei gare) e il sesto risultato utile consecutivo. I ragazzi di mister Volpi sono saliti all’ottavo posto con 40 punti, complice anche la sconfitta della Poggese con l’Offanenghese. A mettere il sigillo nel successo del Lusetti è stato il giovane Nicolò Ferrarese, che racconta però la falsa partenza dei mastini col fanalino. «Non eravamo entrati in campo con il giusto atteggiamento – spiega il centrocampista – . Nei primi 10’ abbiamo sofferto, subendo anche un gol sfortunato, nato però da un nostro errore individuale. Ma sono cose che possono capitare. Nonostante lo svantaggio, la squadra ha reagito subito trovando l’1-1 poco prima dell’intervallo. Stavamo rischiando ancora una volta la beffa, per fortuna gli avversari hanno sbagliato un rigore. Nella ripresa siamo entrati con atteggiamento, corsa e cattiveria agonistica. Tassi ha raddoppiato, mentre io l’ho chiusa».
Arrivato a fine mercato invernale, il classe 2006 ha siglato il suo primo centro in maglia rossoblù: «Per me è stata una grande emozione. Era un anno che non segnavo, l’ultimo gol l’avevo realizzato con la Virtus Verona in Primavera 3, contro la Pergolettese. Lo dedico a tutta la mia famiglia e ai miei amici che mi sostengono sempre». «Quando sono arrivato – prosegue Nicolò – eravamo terzultimi e in difficoltà, tra infortuni e morale basso. Poi però è scattato qualcosa: il Castiglione doveva voltare pagina e così abbiamo inanellato vittorie, risalendo la china. La salvezza è vicina, mancano ancora un paio di punti per ottenerla matematicamente. Nello spogliatoio c’è grande unione, ci alleniamo sempre bene e al massimo». Dopo un inizio stagione deludente in Serie D con il Ghiviborgo, Ferrarese ha deciso di ripartire da Castiglione: «Volevo giocare di più. Appena ho visitato le strutture non ho esitato un secondo ad accettare l’offerta. Tutti mi hanno accolto a braccia aperte. Qui c’è un ambiente sano, con strutture da professionisti. Vorrei restare e andare in D con i mastini: l’Eccellenza non è il giusto contesto per un team così blasonato». «Cosa ho portato nello spogliatoio? Un po’ di fortuna – dice sorridendo – . Alcuni compagni mi chiamano “talismano”, visti gli ultimi risultati. Ma penso di aver dato all’ambiente anche entusiasmo e pure esperienza: nonostante sia giovane, mi sento maturo. Devo ancora imparare tanto, voglio crescere al fianco di senatori come Mangili, Guagnetti e Tassi».
«Solo giocando so di potermi esprimere al meglio – conclude Ferrarese – . Anche mio papà Claudio, che è stato professionista a Verona e Torino, mi ha indirizzato nella scelta. L’Eccellenza è un campionato di alto livello, fisico e soprattutto tosto. Ogni partita è una battaglia. Personalmente voglio giocare il più possibile, segnare tanto e fornire assist ai miei compagni. Il destino è nelle nostre mani: dando il massimo, le cose vengono da sé: manca poco».








































