MANTOVA La Serie B è in pausa. Il campionato tornerà nel weekend del 5 e 6 aprile quando, a Pasquetta, il Mantova affronterà al Martelli la Virtus Entella nello scontro diretto per la salvezza. Dopodiché si proseguirà spediti fino all’8 maggio senza più soste. Al termine della stagione mancano ancora sei partite più eventuali play out. I biancorossi, alla ripartenza, si giocheranno tutto nelle prime tre gare con Entella, Spezia e Avellino. L’obiettivo di Mensah e compagni è salvare un’annata complessa e compiere un altro miracolo, l’ennesimo.
Quale momento migliore per fare il punto della stagione assieme ad una ex bandiera virgiliana come Gaetano Caridi. Il “Tano” è stato tra i giocatori più rappresentativi del Mantova, sia negli anni magici del triplo salto dalla C2 alla B, che in quelli duri, dove ha indossato anche la fascia da capitano dal 2014 al 2017, in C. In quegli anni l’Acm non se la passava benissimo, tanto che nell’estate del 2017 la società di viale Te fallì, per poi ripartire dalla D. Come allora, anche quest’anno il Mantova ha vissuto un momento delicato con l’avvicendamento Possanzini-Modesto. «Sinceramente – spiega il “Tano” – pensavo fosse un rischio. Ma devo dare merito sia alla società che al mister per il buon lavoro svolto: numeri e punti non mentono. Adesso però bisogna proseguire e finire bene il lavoro».
Pensi che il Mantova possa salvarsi?
«Spero e credo di sì. La gara con l’Entella sarà fondamentale, anche in vista dei prossimi impegni con Spezia e Avellino. Se dovesse arrivare la vittoria, la squadra farebbe un bel balzo in avanti, mettendosi in una posizione più tranquilla. Sarà una partita difficile, sia dal punto di vista tecnico che mentale. Dopo la sosta, la squadra che riuscirà a riattaccare la spina per prima sarà avvantaggiata».
Nonostante i vari impegni, ti capita di andare al Martelli e osservare da vicino la squadra?
«Ho visto un paio di partite e devo dire che mi piace come gioca. Modesto lo conosco di vista, è un allenatore bravo e preparato. Sa il fatto suo. Mi auguro e gli auguro faccia bene perché se lo merita. Mi piaceva già quando allenava l’Atalanta U23. Sa benissimo come e dove deve migliorare l’Acm. Personalmente penso che per mole di gioca prodotta, si poteva segnare qualche gol in più. Ho molta fiducia in questo staff».
Sei reduce dall’avventura in Serie A con il Pisa, cosa non ha funzionato?
«È stata un’esperienza positiva. La società ci ha fatti lavorare molto bene. Purtroppo però i risultati fanno la differenza. Il grande rammarico è proprio quello. Potevamo raccogliere qualche punto in più, ma va bene così. Come nella vita, anche nel calcio non bisogna mai fermarsi. Si studia, si osserva e si va avanti per farsi poi trovare pronti nel caso in cui arrivasse una nuova chiamata. Adesso mi godo il relax. Vado in giro a vedere tante partite. Se ci sarò a Pasquetta? Credo proprio di sì, anche perché ogni volta che sono venuto allo stadio ho sempre portato fortuna (ride, ndr)».
Ripercorrendo i tuoi anni in maglia biancorossa, trovi qualche analogia con l’attuale squadra?
«Credo sia difficile fare questi paragoni perché sono epoche totalmente diverse. Il calcio è cambiato tanto, soprattutto a livello tecnologico. Ognuno cerca di trarre vantaggio da qualsiasi situazione. Il calcio è veloce, bisogna essere sempre preparati. Anche sui giocatori è difficile fare paragoni. Bragantini penso sia quello che mi assomiglia di più. È bravo nell’uno contro uno, ha strappo e sa vedere la porta. Gli manca un po’ di continuità. Però mi piace tanto».
Da calciatore, hai qualche rimpianto?
«Ognuno ha quello che si merita. Rammarichi ne potrei avere come no, ma nel tempo il rapporto e l’entusiasmo della gente li ha compensati. Mantova mi ha adottato sia come persona, che calciatore. Lo dico sempre».
Prima della sfida con il Cesena c’è stata la passerella delle Mantova Legends a cui tu hai partecipato. Come è stato ricevere l’applauso del pubblico?
«Per me è motivo di orgoglio. Vivo a Mantova e con i tifosi ho un rapporto particolare. Qui ho vissuto l’80% del mio rapporto professionale. C’è massima stima e un grande attaccamento da parte mia a questa maglia. Il rapporto che si è creato con la città è impossibile da ricreare altrove».
Ti rivedremo mai in vesti biancorosse?
«Mai dire mai. Sicuramente oggi il Mantova ha un tifoso in più. Ho tanti ricordi belli. I principali sono la finale con il Torino e l’anno (2005, ndr) in cui conquistammo la promozione in Serie B vincendo a Pavia. Sento ancora tanti ex compagni: Graziani, Pupita, Altinier, Tarana, Notari, Bellodi. Con Graziani ho un rapporto fraterno. Ci vediamo e sentiamo spesso. Faccio il tifo per la Primavera e mi auguro possa prendersi la rivincita dopo la finale persa lo scorso anno».
Tornando al presente, le ultime due partite vedranno il Mantova affrontare le teste di serie Monza e Frosinone. Pensi sia un handicap?
«Le ultime gare sono sempre particolari. Credo che la cosa migliore sia arrivare il più possibile tranquilli a quelle due partite. Vorrebbe dire aver conquistato punti importanti nelle precedenti quattro sfide».








































