Storie di tifo. Dalla voce d’autore alla nostra Voce: i rigori!

corazon

di Chiara Sanguanini

Soffro di attacchi di panico in caso di calcio di rigore…
Esistono tre distinte scuole di pensiero:
1) il tifoso deve avere il coraggio di guardarli (altrimenti la squadra perderà)
2) il tifoso deve avere il coraggio di non guardarli (o la squadra perderà)
3) ci si affida all’ispirazione del momento: ad esempio uno sì, uno no…
(ECCE TORO – Giuseppe Culicchia)

L’arbitro fischia e indica il dischetto. Rigore per il Mantova! Aiuto!
Bice non guarda quasi mai, si volta oppure mette la mano davanti agli occhi (ma spesso con le dita leggermente aperte, quindi in quel caso vede, eccome se vede!).
Io guardo sempre e dico spavalda “Lo facciamo, lo facciamo” con una sicurezza che non provo affatto.
Lo stadio diventa silenzioso; chi non guarda aspetta il fischio dell’arbitro e, un attimo dopo, il boato di gioia.
Il penalty più insolito, della serie “lo famo strano?”. Sì, lo ricordo: fu il cucchiaio alla Totti che Cerone fece al portiere del Fano, pareggiando così al 92°. Un lungo brivido corse dalla curva Te alla tribuna, un enorme gulp di paura si disegnò nell’aria dissolvendosi subito. Riprendendo a respirare tutti esultammo, ammirati dal gesto tecnico, dal coraggio, dalla pazzia. Roba vista una volta al Martelli e poi mai più.
Flavio ha studiato e racconta del cucchiaio o scavetto che dir si voglia: “Panenka! È stato il primo calciatore a farlo, cecoslovacco… finale euro ‘76 contro la Germania Ovest!”.
Se invece il rigore è contro, nessuno si volta, tutti lo guardiamo, molti fischiano, io lancio anatemi silenziosi. Davide ricorda l’esultanza “per il rigore parato da Brivio a Bucchi in semifinale play off col Modena”.
Quando la partita, solitamente una finale per la promozione o la salvezza, viene decisa dai rigori sono cavoli. In quel caso preferisco non vedere. Vale per il Mantova e per l’Italia.
Per esempio lo spareggio a Piacenza del 1986, Mantova-Ospitaletto, per salire in C1. Luca c’era: “Ricordo il rigore parato da Nadir Brocchi nella finale spareggio. Ricordo in particolare che proprio prima di quell’ultimo tiro (parato) che ci diede la promozione in C (erano finiti in parità i tempi regolamentari e i supplementari), Brocchi si tolse i guantoni che aveva sino ad allora indossato e con un gesto quasi catartico/epico parò il rigore decisivo a mani nude».
Anche Flavio c’era, ma dice di non avere avuto il coraggio di guardare. “Io al momento dei rigori, i più emozionanti della mia vita biancorossa, non ce l’ho fatta e sono uscito dallo stadio. Un ragazzino era in piedi e in bilico sulla cancellata esterna al Galleana e per i rigori rischiava l’osso del collo. L’ho costretto a salvarselo…”.
Parlando della nazionale, più volte la roulette dei rigori è sembrata maledetta. Poi la sorte ha girato.
Non ho visto i rigori del Mondiale 2006, sono fuggita in cortile; ho invece seguito quelli della finale all’Europeo 2021, mentre Bice, sempre lei, stava in giardino e non capiva dalle urla e dai silenzi se fosse finita e come. Del resto non l’aveva capito nemmeno Donnarumma!
“Nonna, giocarsela ai rigori mette tanta agitazione, ma se vinci è una gran figata!!!”. Frase di mio nipote dopo una finale per il 5° posto in un torneo di under 12. Vinta ai rigori.
Sottoscrivo.