MANTOVA
Il dato più importante nel jazz contemporaneo in questo primo quarto di secolo è l’affermazione sempre crescente di musiciste che stanno portando nuova linfa al mondo del jazz. La presenza di compositrici, strumentiste e cantanti nei cartelloni dei festival è divenuta un elemento imprescindibile allargando di conseguenza l’orizzonte di una musica variegata e poliedrica come la musica jazz.
A raccontarci questa rivoluzione al femminile, nella seconda parte di “Voci di Donne”, festival organizzato dall’Associazione Culturale 4’33”, saranno, il 29 settembre al Cinema al Carbone in via Oberdan a Mantova alle 21.00, il quartetto della violoncellista Tomeka Reid (in foto) assieme a Mary Halvorson alla chitarra, Jason Roebke al contrabbasso, Tomas Fujiwara alla batteria e la formazione Toeur composta da Eva Brigliadori flauto traverso, Marco Beiato chitarra acustica e loops, Gabriele Rampi contrabbasso, Enrico Truzzi batteria. La formazione si ispira a una sorta di rock jazz minimalista, sul ritmo pulsante di contrabbasso e batteria si innestano i riff della chitarra e le melodie del flauto.
Nessun artista nell’ultimo decennio ha fatto di più per portare il violoncello dai margini al centro della scena jazz contemporanea di Tomeka Reid. Coltivata nella fucina creativa dell’Aacm di Chicago, ha registrato in modo prolifico dal suo debutto nell’album del 2002 “Afrika Rising” della flautista Nicole Mitchell per il Black Earth Ensemble. Ma con “3+3”, Reid compie un passo importante come compositrice con un approccio audace e versatile alla progettazione di ambienti per l’improvvisazione di gruppo.
Basandosi sul linguaggio profondamente intuitivo esplorato dal quartetto nel suo acclamato album di debutto Cuneiform, Old New del 2019, Reid si è proposta di esplorare temi più ampi. Nel corso di tre brani che fluiscono insieme come un set che il gruppo esegue in concerto, l’album cattura l’ensemble all’avanguardia che si muove con grazia senza fretta, calibrando costantemente il dialogo in continua evoluzione.
Parte della novità per Reid è la sua tavolozza sonora ampliata, che può rendere difficile distinguere dove il suo lavoro con l’arco e l’elettronica di Halvorson divergono. “Come suonatrice d’archi, ero contraria all’elettronica”, dice. “Adoro il suono del violoncello acustico. Ma suonando con Mary, adoro il modo in cui fa parte della sua voce, non qualcosa di extra. Quindi, in precedenza, mi sono impegnata a creare suoni elettronici acusticamente usando diverse preparazioni, perché era qualcosa che stavo esplorando seriamente, e ora mi sento a mio agio nell’incorporare l’elettronica.”
Il racconto continuerà il 30 settembre, alle 21.00 presso la galleria d’arte Studiottantuno in via Giulio Romano 81, con Nadin Deventer direttrice artistica del Jazzfest Berlin intervistata da Eleonora Sole Travagli giornalista di Musica Jazz. Il 3 ottobre alle 21.00, sempre presso Studiottantuno, sarà la volta del musicologo Stefano Zenni che presenterà il proprio libro Storia del Jazz – Una Prospettiva Globale. Stefano Zenni è uno dei maggiori musicologi italiani. Insegna Storia del jazz e delle musiche afroamericane al Conservatorio di Bologna ed è direttore artistico del Torino Jazz Festival. Per Quodlibet ha curato il libro di Louis Armstrong Un lampo a due dita. Scritti scelti (2021).
Informazioni e prenotazioni: ingresso al concerto 20 euro; gratuito per gli incontri; Whatsapp 3294766850; associazionequattrotrenta3@gmail.com.









































