Nella mattinata del 29 ottobre i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto Operativo di Mantova, unitamente ai Carabinieri del locale Nucleo Ispettorato del Lavoro, hanno dato esecuzione all’ordinanza applicativa di misura cautelare, emessa dal GIP presso il Tribunale di Mantova, su richiesta della locale Procura della Repubblica, nei confronti di due imprenditori italiani residenti nel comune di Poggio Rusco e Bondeno (FE): un 39nne ed un 56nne ritenuti responsabili, in ipotesi accusatoria, del reato di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
L’odierna operazione è il seguito di quella posta in essere lo scorso 14 ottobre, quando all’epoca era stata arrestata una coppia di moldavi per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina finalizzata allo sfruttamento lavorativo. In quella data i militari avevano notificato un invito per rendere interrogatorio “preventivo” (ex art. 291 co. 1 quater cpp), finalizzato alla successiva applicazione di una misura cautelare personale, nei confronti di due noti imprenditori italiani, ritenuti responsabili in ipotesi
accusatoria del reato di sfruttamento del lavoro quali utilizzatori finali della manodopera procurata dai due stranieri arrestati.
L’odierno provvedimento scaturisce dalla complessa attività d’indagine condotta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo e del NIL di Mantova, con il coordinamento dell’Autorità Giudiziaria virgiliana che, anche mediante attività tecniche di intercettazione, e facendo ricorso ai canali di cooperazione internazionale Europol, ha consentito di accertare:
– il reclutamento, da parte dei due imprenditori di origine moldava, di oltre 50 lavoratori connazionali che, in stato di estremo bisogno, venivano indotti a raggiungere il territorio italiano ed a munirsi di un documento di identità falso che ne attestasse la cittadinanza rumena, onde poter essere assunti formalmente come cittadini comunitari, per poi essere impiegati in condizioni di sfruttamento presso aziende italiane, in particolare del settore agricolo, travisando l’attività di intermediazione illecita con fittizi contratti d’appalto di prestazioni e servizi, così aggirando le procedure previste dai cc.dd. decreti flussi;
– l’ospitalità dei lavoratori, a titolo oneroso, presso alloggi nella disponibilità dei due imprenditori moldavi e la loro dislocazione giornaliera presso i campi in cui venivano impiegati;
– evidenti violazioni in tema di orario di lavoro, riposo settimanale, retribuzione oraria ed in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro;
– degradanti misure di sorveglianza e controllo dei lavoratori, approfittando del loro stato di bisogno e della barriera linguistica esistente;
– una costante attività di inquinamento probatorio mediante l’induzione dei lavoratori, in vista di attività ispettive e di escussione, a riferire il falso agli investigatori;
– l’utilizzazione finale, cosciente e volontaria, dei lavoratori in condizioni di sfruttamento da parte degli imprenditori italiani.









































