Mantova Dopo un primo mandato alla guida della Provincia di Mantova, Carlo Bottani rivendica i risultati ottenuti ma non nasconde i limiti strutturali dell’ente. A partire dalla riforma Del Rio, che continua a condizionare pesantemente l’azione amministrativa.
Dopo un primo mandato, quali risultati rivendica e quali limiti riconosce nel lavoro svolto dalla Provincia di Mantova?
«La Provincia di Mantova è tornata al centro degli interessi regionali e nazionali. Ha un peso importante ed è riuscita a rientrare nella Comunità del Garda, che significa agganciarsi anche a un meccanismo turistico di ampia scala. Abbiamo aiutato molto l’edilizia scolastica con il PNRR, ottenendo decine di milioni di euro di finanziamenti, e siamo intervenuti sulla riasfaltatura di strade importanti: parliamo di una provincia con mille chilometri di viabilità, con ponti, rotonde e grandi infrastrutture che necessitano di attenzione. Rivendichiamo grandi cantieri, grandi opportunità e il fatto di essere tornati protagonisti». Ma Bottani non nasconde le criticità: «Il limite principale è strutturale. La riforma Del Rio ha tolto l’elezione diretta, non abbiamo una giunta vera e propria, mancano risorse economiche adeguate. I consiglieri fanno tantissimo, ma sono anche sindaci, assessori, professionisti. Così le Province sono problematiche: quello che funziona è frutto della buona volontà delle persone».
Cosa significa concretamente, per i Comuni mantovani, la sua idea di Provincia come “Casa dei Comuni”?
«Significa essere un riferimento certo, soprattutto per i piccoli Comuni che hanno bisogno di supporto tecnico. Ma vuol dire anche lavorare su una scala più ampia: la Provincia può intercettare risorse da Regione, Governo ed Europa. Se ci si basa solo sulle risorse comunali o provinciali non si va lontano». E aggiunge: «In questi anni abbiamo portato a casa molto, dalla Regione ai ministeri, fino all’Europa: penso alla Hydrogen Valley, ma anche ai bandi europei per l’innalzamento del ponte di Arquà Polesine, per rendere navigabile il canale Fissero-Tartaro e ridurre traffico e inquinamento».
Molte opere, poche risorse: quali sono oggi le infrastrutture davvero prioritarie?
«La Mantova–Cremona è fondamentale, così come il raddoppio ferroviario Mantova–Verona, sia per i passeggeri sia per le merci, se vogliamo essere attrattivi dal punto di vista logistico e collegarci al Brennero». C’è poi il tema turistico: «Il ripristino della ferrovia Mantova–Peschiera ci permetterebbe di agganciarci al turismo gardesano. Ma l’attrattività non deve fermarsi alla città: tutto il territorio mantovano ha risorse enormi, paesi, frazioni, comunità da valorizzare».
Come garantire equilibrio tra grandi infrastrutture strategiche e bisogni quotidiani dei Comuni più periferici?
«Le grandi infrastrutture aiutano soprattutto i piccoli Comuni. I grandi hanno già una loro autonomia. Infrastrutturare l’Ostigliese, ad esempio, significa sostenere l’economia locale, creare lavoro e trattenere i giovani sul territorio». Un esempio concreto: «Rifare il ponte Revere–Ostiglia e realizzare il raccordo ferroviario tra la ferrovia di Ostiglia e il porto vuol dire dare a quel territorio una vera prospettiva di sviluppo».
La dimensione della fede: come può un’istituzione laica come la Provincia rapportarsi al turismo religioso?
«Il turismo della fede è un tema centrale. Abbiamo ottenuto contributi dal Ministero del Turismo per i cammini della fede. Mantova deve essere al centro di questo ragionamento: il Preziosissimo Sangue di Cristo ha dimostrato una capacità di attrazione enorme, anche per chi non è credente. È un tema morale, etico e anche turistico, che non va sottovalutato».
Dopo il fallimento della fusione Siem–Tea, quale deve essere il ruolo della Provincia?
«Subito dopo le elezioni va creato un tavolo di confronto tra Provincia, Comuni e aziende. Serve trovare la miglior soluzione che metta in sicurezza le aziende, i territori e i Comuni». Bottani rivendica il metodo: «La mediazione è nella mia indole. Lavoreremo per una soluzione equilibrata per il territorio e per i mantovani».
Con quale indicatore concreto giudicherà riuscito un eventuale secondo mandato?
«Il consenso e la democrazia. Siamo per il ritorno all’elezione diretta delle Province. Oggi votano sindaci e consiglieri, ma devono essere i cittadini a scegliere chi governa il territorio». E conclude: «Per noi la Provincia è presenza: fisica e politica. Abbiamo ridotto di quattro anni i tempi delle autorizzazioni ambientali, portandoli quasi a zero. Vicinanza, concretezza e rapidità: questo abbiamo dimostrato in quattro anni e vogliamo continuare a farlo».
Antonia Bersellini Baroni








































