MONZAMBANO Sembrerebbe sia stato identificato l’uomo che avrebbe colpito con una spranga la telecamera del videomaker della troupe degli inviati della trasmissione Report al macello Troni di Monzambano. “Ha colpito alla cieca – ha detto il cameraman di Report raccontando l’accaduto -. Per fortuna la spranga ha preso in pieno la telecamera, ma qualche centimetro più in là c’era la mia testa. Sono stati attimi terribili”. Il racconto prosegue ricostruendo l’accaduto: “Eravamo lungo la ciclabile esterna nel momento in cui abbiamo subito il colpo dell’individuo. Non siamo entrati, ma siamo sempre stati all’esterno”.

Dopo la denuncia dell’episodio avvenuto al macello Troni di Monzambano, durante il quale la troupe di Report composta da Giulia Innocenzi e Giovanni De Faveri ha parlato di un’aggressione con la distruzione della telecamera, arriva la replica dell’azienda, che respinge le accuse. Secondo la proprietà, gli operatori si sarebbero presentati con atteggiamento provocatorio, senza porre domande, e si sarebbero introdotti già dal mattino nel parcheggio privato effettuando riprese senza autorizzazione. Una volta incontrato il titolare, Raoul Troni, sarebbero stati più volte invitati ad allontanarsi e a interrompere le riprese, senza però rispettare tali richieste. L’azienda riferisce anche un tentativo di ostacolare la chiusura del cancello tramite le fotocellule. Nel momento più critico, all’arrivo di un camion di bovini, la troupe avrebbe seguito il mezzo sul retro e, alla chiusura del cancello, avrebbe fatto sporgere volontariamente la telecamera oltre la recinzione, violando la proprietà privata. Venendo al punto focale della questione, Troni afferma: “Nessun operatore è stato né aggredito né tantomeno inseguito con una spranga di ferro, come documentato dalle telecamere interne del cortile dell’azienda già fatte visionare ai Carabinieri. È stata colpita la telecamera, apparsa illegalmente all’interno del cortile privato e che con un bastone è stata rimossa dalla recinzione alta 2 metri che impediva di vedere chiunque si nascondesse al di fuori. Infine la proprietà dichiara: “La nostra azienda non ha nulla da nascondere e ha da subito offerto massima disponibilità ai Carabinieri per verificare i fatti. Si riserva di attendere l’esito delle indagini e delle violazioni subite.”. Resta quindi una divergenza tra le due versioni: saranno gli inquirenti a chiarire la dinamica e le eventuali responsabilità.






































