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Ciclismo – Un eroico Maestri sfiora il sogno al Giro: è secondo sul traguardo di Milano

Milano Ancora una fuga da protagonista, ancora un finale vissuto a tutta, ancora un secondo posto che lascia orgoglio ma anche tanto amaro in bocca. Mirco Maestri ha accarezzato il sogno di vincere una tappa al Giro d’Italia, chiudendo al secondo posto dopo una lunghissima azione a quattro che aveva infiammato la corsa e fatto sperare i tifosi mantovani. Doveva infatti essere una tappa destinata ai velocisti, ma si è trasformata nella grande beffa del gruppo. La quindicesima frazione del Giro, la Voghera-Milano di 157 chilometri (la seconda tappa in linea più veloce della storia a 51.063 km/h di media), è stata conquistata dal norvegese Fredrik Dversnes Lavik, della Uno-X Mobility, bravo a sorprendere tutti al termine di una lunga fuga nata fin dal primo chilometro insieme a Martin Marcellusi (Bardiani CSF) e al duo del Team Polti-VisitMalta, Mattia Bais e appunto Mirco Maestri. I quattro attaccanti hanno trovato subito l’accordo, mantenendo sempre un margine contenuto ma sufficiente sul gruppo della maglia rosa, indossata ieri da Jonas Vingegaard dopo i nove giorni consecutivi di leadership di Eulalio. Il vantaggio non ha mai superato i 2’30”, ma il plotone non è riuscito a chiudere definitivamente il gap nonostante il forcing finale della Lidl-Trek e della Soudal Quick-Step, impegnate a preparare la volata rispettivamente a Milan e Magnier. Nel finale, entrando nel circuito di Milano, è arrivata anche la decisione discussa della giuria di neutralizzare la tappa a 16,3 chilometri dall’arrivo anziché ai canonici meno cinque, scelta che ha provocato diverse polemiche. Davanti però i quattro battistrada non si sono disuniti e hanno continuato a spingere fino agli ultimi metri. Ai 400 metri il gruppo era ormai troppo lontano. Dversnes ha scelto il momento perfetto per lanciare la volata, beffando Maestri e Marcellusi, rispettivamente secondo e terzo sul traguardo di Corso Venezia.
Mirco, appena sceso di bicicletta, non ha nascosto la delusione. «La fuga? Mi sono svegliato così, di solito ci prendo» ha raccontato con la voce rotta di chi fatica a trattenere le lacrime. Un attacco nato quasi d’istinto e trasformato in una giornata memorabile, con il gruppetto dei battistrada che ha collaborato fino agli ultimi chilometri senza troppi tatticismi. «Ci abbiamo creduto e devo ringraziare il mio grande compagno di squadra (Bais, ndr). Sento che ho fallito, quando lavorano così per te e manchi l’obiettivo è pesante da accettare». Parole sincere, che raccontano bene il carattere di Maestri e il peso di un’occasione sfumata per pochi metri. «Abbiamo lavorato bene in fuga, sempre d’accordo. Abbiamo pensato: arriviamo e vince il più forte, senza studiarci troppo. Dversnes è stato il più forte, l’unico rammarico forse è che potevo partire un po’ più lungo». Per il corridore reggiano residente per tanti anni a Suzzara è l’ennesima beffa al Giro. Già l’anno scorso Maestri era arrivato secondo nella diciottesima tappa, la Morbegno-Cesano Maderno, battuto allora dal tedesco Nico Denz. Un copione che si ripete e che rende ancora più forte la voglia di inseguire quel successo tanto desiderato. E infatti, nonostante la delusione, nelle sue parole c’è soprattutto la volontà di riprovarci ancora: «È tanto che ci andiamo vicino…». Poi la frase più bella, quasi un manifesto personale: «Si dice che le api non sono progettate per volare, ma loro non lo sanno e volano lo stesso. A modo mio cercherò di diventare ape e vincere una tappa». Una promessa, prima ancora che un sogno.