MANTOVA Non si è esaurita in aula la discussione sulla sicurezza che ha visto contrapposte due mozioni, una di maggioranza, l’altra di minoranza. Il gruppo consiliare della Lista Gialla per voce di Iacopo Rebecchi alza il tiro accusando di scarsa autonomia i consiglieri di Fratelli d’Italia, che in un “fuori-onda” a microfoni accesi si interrogavano se ritirare o meno la propria mozione, dietro consiglio di una eminenza grigia “esterna”. A dirla tutta con nome e cognome: Pietro Ferrazzi.
Oggi per Rebecchi l’interrogativo cogente passa dal registro amministrativo a quello strettamente politico: «La sensazione, alla luce di quanto emerso successivamente alla seduta, è che la decisione definitiva non sia stata presa dai consiglieri comunali presenti in aula con cui il confronto è stato rispettoso. Ed è questo il dato politico più significativo: abbiamo trattato per ore con interlocutori che evidentemente non avevano piena autonomia nel definire un accordo».
Da qui la conclusione, affidata alla battuta del capogruppo tricolore Stefano Nuvolari, «ma dal significato politico preciso: prendiamo atto. Per il futuro sarà utile comprendere fin dall’inizio dove vengano realmente assunte le decisioni del centrodestra mantovano. Perché abbiamo cercato l’unità istituzionale fino alla fine, ma le decisioni evidentemente vengono prese fuori dal consiglio comunale e, probabilmente, neppure a Mantova».
Il braccio di ferro per le due mozioni stava nella presentazione di due distinte mozioni. Quella di maggioranza chiedeva l’unità consiliare per ottenere dagli organismi superiori (governo in primis) maggiori dotazioni negli organici di Polizia e Carabinieri. Quella di minoranza volta a un diverso impiego e a una diversa dotazione della Polizia locale. In entrambi i casi l’unità consiliare non è stata raggiunta.
«C’è rammarico per il fatto che il centrodestra abbia scelto di non arrivare a un voto condiviso sulla sicurezza e sul contrasto alla microcriminalità minorile. Su temi come questi i cittadini si aspettano collaborazione istituzionale e non contrapposizione politica. Abbiamo cercato l’unità istituzionale fino alla fine per il bene dei mantovani collaborando coi consiglieri di centro destra. Non volevamo stravolgere la loro mozione: volevamo semplicemente renderla più equilibrata e più aderente alla realtà dei fatti».
Secondo Rebecchi, infatti, il testo originario di Fd’I valorizzava esclusivamente il ruolo di Stato e Regione, ignorando il lavoro svolto in questi anni dal Comune e dalla Polizia locale sul fronte della sicurezza urbana. «I nostri emendamenti avevano un unico obiettivo: riconoscere il contributo di tutte le istituzioni coinvolte, senza polemiche e senza bandierine politiche. Per questo abbiamo lavorato per ore alla ricerca di una mediazione, arrivando fino al dodicesimo emendamento e modificando persino alcune delle nostre proposte pur di trovare un punto di incontro».
Ma per il capogruppo della Lista Gialla il tema del “taser” richiesto dalle minoranze non rappresentava «il vero nodo della discussione. Francamente non credo che il taser fosse la questione decisiva. Stavamo parlando di contrasto a microcriminalità e baby gang, e il taser rappresenta solo uno dei tanti aspetti, non quello centrale».





























