MANTOVA «Formare il pensiero da tramutare in azione», è titolo e filo conduttore del convegno promosso da Italia Viva, che ieri al Mamu ha ricordato i trent’anni dalla scomparsa di don Giuseppe Dossetti, riunendo istituzioni e mondo ecclesiale in un confronto sul valore attuale del suo insegnamento. A moderare Pierluigi Castagnetti, allievo di Dossetti, affiancato dagli interventi del vescovo Marco Busca, della sen. Annamaria Furlan, del presidente provinciale Acli Marco Faroni e di Matteo Colaninno, presidente del gruppo Piaggio.
Proprio il vescovo ha offerto una chiave di lettura, riportando il pensiero dossettiano alla sua radice spirituale: «Non è sul dettaglio che oggi siamo deficitari, ma sulla visione». Un pensiero che nasce dalla Scrittura e si traduce in responsabilità storica: “In comunione non solo con l’eterno, ma con tutta la storia». Da qui l’urgenza di recuperare una prospettiva capace di orientare l’azione pubblica e civile.
Sul piano economico e industriale, Colaninno ha posto una domanda netta: il pensiero di Dossetti è compatibile coi sistemi industriali attuali? La risposta, pur dentro le tensioni globali, resta positiva ma esigente: «Serve un ancoraggio morale solido». In tempo di incertezza, la lezione di Dossetti torna così come bussola. «Senza rinunciare alla competitività – ha sottolineato – è necessario perseguire un successo sostenibile». In un contesto segnato da crisi, guerre e instabilità, «la complessità ha bisogno di pensiero alto. Queste figure non devono apparire lontane – ha concluso l’on. Colaninno –, ma aiutarci a decidere».








































