I bambini hanno inventato l’hip hop”: a lezione di rap dal prof Frankie hi-nrg mc

MANTOVA C’è un simpatico signore di una cinquantina d’anni, con la barba folta e un paio d’occhiali spessi che, ogni volta che viene a Mantova, lo si può trovare in un posto specifico della nostra città. Ora, a dirla tutta, non sappiamo se questo signore, che di nome fa Francesco e di cognome Di Gesù, abbia altri posti del cuore qui in riva al Mincio; sicuramente, ogni volta che viene a Mantova, Francesco va al Teatro Bibiena. Non si siede sulle poltroncine (forse l’ha fatto, non siamo onniscenti), ma va sul palco e, ogni volta che vi sale, la situazione si fa interessante. Perchè ogni volta che Frankie hi-nrg mc è sul palco del Bibiena, chi è seduto di fronte a lui si prepara a godersi lo spettacolo che, puntualmente, non delude mai. Spettacolo che non è per forza un concerto, poichè anche quando il nostro Frankie racconta si può parlare senza dubbio di spettacolo. È stato così all’ultimo Festivaletteratura ed è stato così anche ieri sera. C’è da dire che il rapper e compositore è un amico di Segni New Generation Festival, quello di ieri infatti è stato un ritorno per lui, e si poteva abbondantemente percepire il fatto che si sentisse a suo agio. L’occasione è stato un piacevole e a tratti irresistibile monologo che prende spunto da “Faccio la mia cosa”, libro scritto da Frankie, e che si inerpica in un viaggio narrato nei meandri della storia del rap e dell’hip hop. Ora, Frankie hi-nrg mc è uno dei papà del rap italiano, nonchè uno dei suoi più colti rappresentanti (al di là dell’eterna “Quelli che ben pensano”, ciò che scrivono e cantano Frankie, Caparezza e Murubutu in tanti se lo sognano), ma sapeva benissimo che raccontare delle genesi e delle radici dell’hip hop ad un pubblico di giovani e giovanissimi era una bella e ardua impresa. Il motivo non è tanto nella vicinanza tra le nuove generazioni e questo genere musicale (che c’è, naturalmente), quanto piuttosto sul fatto che a creare l’hip hop e le sue varie declinazioni siano stati proprio dei ragazzi, sicuramente curiosi e artisticamente affamati come quelli assiepati al Teatro Bibiena ieri sera.

Piccola parentesi: al Bibiena c’erano si tanti giovani e giovanissimi, ma non mancavano i cosiddetti ragazzi di una volta, quelli che Frankie l’hanno visto nascere artisticamente. Ed è proprio la nascita artistica dell’hip hop e del rap il fil rouge della serata, che Frankie intervalla tra brani eseguiti dal vivo, aneddoti (come la venuta al mondo della breakdance ad una festina delle medie), dualismi tra la scena artistica statunitense e quella italiana, il tutto balzellando tra i racconti di gioventù di Francesco aka Frankie. Storie di musicassette, di skretch nati grazie ai rimproveri di una mamma, storie di pastelli su dischi e di rivoluzioni, storie di vita quotidiana che si affianca a quella che riempie le pagine dei libri di storia: tutto questo è “Faccio la mia cosa”. Uno spettacolo a trecentosessanta gradi, forse pensato più per far divertire noi grandicelli rispetto ai ragazzi per i quali i rapper, magari, sono solo quelli con milioni di follower su Instagram. Se sia stato davvero così non ci è dato saperlo ma, in fondo, ha importanza?

Federico Bonati

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