Il concerto del coro Livia d’Arco e dell’orchestra Niji strappa applausi

MANTOVA Questo del 2019 è stato il quinto Natale consecutivo nel quale un migliaio di mantovani, dopo aver adempiuto al rito degli agnolini e del lesso con mostarda, si è riversato in Duomo, pieno fino a costringere molti a restare in piedi per tutta la serata, per assistere al concerto del coro “Livia d’Arco” e dell’orchesta” Niji” diretti dal maestro Roberto Fabiano.
Il concerto del 25 ha rappresentato il momento finale di una breve ma intensa tournee nella provincia di Mantova: Il coro “Livia d’Arco si è infatti esibito in due concerti il 21 e il 22 dicembre, rispettivamente nella chiesa di S. Giovanni Battista in Borgoforte e nella chiesa di S. Antonio di Porto Mantovano.
Ma veniamo alla serata del 25 in Duomo. Il concerto, ha avuto inizio con un fuori programma, l’Intermezzo della Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni per sola orchestra, per proseguire con il Concerto grosso fatto per la notte di Natale di Arcangelo Corelli per orchestra d’archi.
A questo punto è entrato in scena il coro che ha esordito con lo “Jesus bleibet meine Freude” dalla notissima Cantata 147 di Johan Sebastian Bach per coro e orchestra e ha poi eseguito l’altrettanto noto Cantique de Noël di Adolphe Adam. Subito dopo il maestro Fabiano ha brevemente interrotto la direzione per ricordare che la data di composizione, il fatidico 1848, e un esplicito passaggio del testo del Cantique fanno riferimento all’abolizione della schiavitù. Ma il pezzo forte della serata è stata l’ultima opera in programma: l’Oratorio de Noël opera 12 di Camille Saint Saëns risalente al 1858. Il giovane Camille aveva allora 23 anni e con quel lavoro, composto per la parrocchia parigina della Madeleine, della quale era organista, incominciava a rivelarsi come uno degli autori più innovativi dell’epoca post-romantica. Si può senz’altro, quindi, affermare che dopo averci proposto negli anni scorsi opere di Bach, Mozart, Vivaldi e altri autori classici, con l’Oratorio de Noël, l’Associazione Livia d’Arco ha avuto il grande merito di proporre un brano poco noto al grande pubblico e un autore che ingiustamente non è mai stato tra i più eseguiti nelle sale di concerto.
“Una scelta per la quale ci è voluto un po’ di coraggio – ci ha detto il maestro Fabiano – perché si trattava di misurarci con un tipo di musica diversa da quella che il coro era abituato a frequentare e, in definitiva, anche poco nota al grande pubblico”. Una scelta vincente, possiamo ora aggiungere, perché l’impatto che si è registrato è stato persino sorprendente: standig ovation e richiesta (accordata) del bis sono lì a testimoniarlo. In effetti abbiamo assistito ad uno di quei momenti in cui tra artisti e pubblico si crea quella sintonia emotiva che solo la grande musica, se ben eseguita, sa creare quasi per incanto. Si è potuto vedere come chi ascoltava sia stato emotivamente coinvolto dal sapiente intreccio tra una tensione narrativa drammatica, fornita dal testo tratto dai brani biblici della Vulgata in latino, e una scrittura musicale certamente raffinata e colta, ma capace di pervenire a punte di struggente lirismo. E qui occorre dare atto non solo al coro Livia d’Arco; ma anche ai solisti – Antonella Antonioli e Vania Beiato (soprani), Sara Tommasini (contralto), Angelo Goffredi (tenore), Frano Lufi (baritono) – puntuali e precisi in ogni passaggio; al giovane organista, enfant prodige mantovano appena entrato in conservatorio, Jacopo Andreoli; alla altrettanto giovane orchestra d’archi veronese Ensemble Niji di aver dato vita ad una esecuzione di rara bellezza musicale. Dal canto suo il maestro Fabiano ha fornito una ennesima prova della sua capacità di plasmare un insieme artistico del quale può davvero andare orgoglioso. Mentre gli applausi si protraevano, prima che fosse rieseguito il Tollite Hostias, abbiamo sentito dire da uno spettatore visibilmente commosso che ormai tra Roberto Fabiano e il coro Livia d’Arco c’è una condivisione musicale ed emotiva paragonabile a quella di un pianista che sfiora i tasti del suo strumento. In definitiva ci sembra questo il commento più appropriato e il miglior complimento che si possa rivolgere ad un ensemble composta di amatori, ma che ha raggiunto livello artistico decisamente elevato. Quasi a voler dimostrare questa armonia, il direttore, ad un certo punto dell’esecuzione del fuori programma, si è allontanato dal podio, mostrando con questo gesto la totale fiducia nei confronti dei suoi coristi, per poi ritornare e chiudere insieme la bellissima performance.
Ad assistere al concerto una presenza illustre, il Vescovo sua eccellenza Monsignor Marco Busca che, senza discorsi formali, si è voluto complimentare di persona con i solisti e il Maestro.

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