Il pesce o la lenza per pescarlo

giuseppe-conte
Girano due bugie colossali, gravi e le cui conseguenze potrebbero essere esiziali. La prima è esplicita, raccontata attraverso i media e i tg e in corso di verifica da parte della magistratura. La seconda è sotto traccia, non detta e per questo ancora più infida. La prima bugia è la pretesa di trattatare un fenomeno come il Covid 19 con gli strumenti del codice penale, meglio, con i soli strumenti del codice penale. Questo virus ha stravolto l’universo mondo, ovunque l’ha colto goffo, impreparato, inadeguato, tecnicamente e, quel che è peggio, scientificamente al di sotto di ogni asticella. Per pudore, e non verso di me, ometto i nomi di tutti quelli che, proprio all’epoca dei contagi che nei primi tempi hanno portato al decesso di molti anziani ricoverati nelle rsa, sostenevano trattarsi di una banale influenza, parlavano da Fazio di “rischio zero” e così via. E uguale pudore deve coprire i nomi di tutti quelli che hanno ingoiato alla tv gli involtini primavera e hanno classificato come razzista gli allarmi di Lombardia e Veneto sul pericolo dei contagi. Stesso trattamento per “Bergamo deve restare aperta” oppure “Milano non si ferma”. C’è una campagna che vuole uccidere la sanità lombarda con lo specifico intento di travolgere l’esistenza del privato, cialtronescamente indifferente al fatto che a questa regione sono riconoscenti fruitori tutti gli italiani, da sud a nord, Emilia e Romagna e Toscana comprese. La seconda bugia, quella sottotraccia, ci vorrebbe dire che sia legittimo che la Repubblica Italiana affronti la ricostruzione -che sarà lunga, difficile, critica e forse tumultuosa- attraverso la rappresentanza di questo attuale governo e parlamento. I dati di previsione ci dicono, ora, per difetto, che il nostro pil subirà un calo attorno al 15% circa. La conta dei nuovi poveri aumenta di giorno in giorno; qualcuno azzarda che arriveremo ai 10 milioni. Chiunque non abbia voglia di mentire a se stesso sa che è la politica, solo la politica, demandata a fare scelte che condizioneranno il futuro del Paese per i prossimi decenni. Tanto per fare un esempio, uno solo ma illuminante, ai soggetti che daranno soldi all’Italia (e ce ne vorranno tanti, ma davvero tanti) qualcuno dovrà dire, responsabilmente e con la massima credibilità, come verranno spesi, se cioè continueremo a regalare il pesce (reddito di cittadinanza) oppure la lenza per pescarlo (infrastrutture, aiuti a chi lavora e per dare lavoro), se dunque dovremo ancora fare i conti con la demenza della decrescita felice oppure se vorremo un governo che, a differenza di quello in carica, abbia finalmente una cultura industriale e rispetto per i ceti produttivi. La situazione in cui viviamo e in cui vivremo nei prossimi decenni, lo vede anche un bimbo, non è minimamente confrontabile con quella delle elezioni del 2018. L’onestà politica -perchè esiste anche l’onestà politica ed è la più alta- impone che si debba chiedere agli elettori in che modo portare avanti la vita nel domani non solo prossimo ma anche remoto.
Paola Bulbarelli
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