RONCOFERRARO “Oggi non esistono più le bandiere”. E’ uno dei tanti luoghi comuni su cui le chiacchiere da bar spesso si chiudono con malinconia e, come tutti i luoghi comuni, per quanto riduttivo contiene un pizzico di verità. Ci sono ancora però i calciatori che vanno contro questa tendenza e difendono i colori di una sola squadra per (quasi) tutta una carriera. Uno di loro è Gianluca Granini. Il centrocampista classe 1994 ha detto addio alla Serenessima dopo 10 anni di militanza: «Le emozioni sono tantissime. Sono originario di Roncoferraro e qui ho fatte le giovanili, salvo per un breve periodo a Governolo. Dopo due parentesi tra Dak Ostiglia e Suzzara, dal 2016 ho indossato la casacca biancazzurra con orgoglio e persino la fascia di capitano, un vero onore». Sono tantissimi i ricordi positivi che Gianluca passa in rassegna, uno su tutti: «Sicuramente la cavalcata trionfale nel campionato del 2018 col mister Michele Baratti e il ds Enrico Taino. È stata una soddisfazione incredibile, ottenuta con una squadra formidabile. Ricordo anche i play off vinti nel 2022, salvo poi doverci arrendere ai rigori nella fase successiva. Detto questo, avere un gruppo che sia anche una famiglia è sempre stata una costante in questa società e la cosa che più di tutte mi ha spinto a restare». Anche nei momenti di difficoltà: «Certo, durante le stagioni ci sono alti e bassi. A volte i risultati non arrivano e serve rimanere uniti. Noi ci siamo sempre fatti forza gli uni con gli altri, trovandoci per capire cosa non funzionasse e come cambiare. Mi auguro di aver contribuito anche solo in parte nello spogliatoio, in mezzo a tutti i ragazzi che sono passati». Il centrocampista non è solito segnare caterve di gol, ma una rete gli è rimasta impressa: «Quella in una trasferta bresciana vinta 3-0, forse il primo anno in Prima Categoria. Dopo una mezzora di errori, col mister che progettava di sostituirmi, sono riuscito a trovare un gran gol che ha cambiato tutto, la partita come la mia prestazione». Ora Gianluca si è accasato alla Casteldariese in Seconda: «Ammetto che volevo essere ancora protagonista in questi ultimi anni di carriera, avendo più minutaggio. Riesco inoltre a conciliare meglio il calcio con gli impegni lavorativi, dato che ci sono meno allenamenti. Ho grande entusiasmo e voglio fare bene. Detto questo, non posso che dire grazie a società, compagni e tifosi della Sere: ho dato tanto e mi hanno dato tanto. Per me sarà sempre casa, il posto dove tornare e trovare le porte aperte».




























