Come costruire il campo progressista dopo la vittoria dei no al referendum del 22 e del 23 marzo? Se lo sono chiesti ieri pomeriggio il segretario provinciale del Pd Adriano Stabile, la segretaria provinciale di Avs Angelica Paroli, il referente di Italia Viva Fabio Madella e Sebastiano Martone del Movimento 5 Stelle in un incontro pubblico partecipato che si è tenuto a Mantova nella sede del circolo Arci Salardi. Ad organizzare la conferenza è stato il circolo culturale “Nuovi Sguardi”. Ad un introdurre e a moderare il confronto è stato il coordinatore del circolo Paolo Daffini.
I relatori sono partiti dall’esito del referendum che è stato un voto politico ed è diventato un test sulla leadership di Giorgia Meloni. Anche se tecnicamente è stata una bocciatura di una riforma costituzionale, politicamente è stata percepita come una sconfitta diretta del governo.
L’opposizione ha capitalizzato subito il risultato, ed ha interpretato il voto come un segnale di svolta, quindi di un’alternativa possibile. Il governo è si indebolito, il campo progressista ha ripreso fiato e l’opposizione adesso appare più coordinata. Il referendum ha avuto l’effetto di mettere insieme Pd, M5s di Avs e altre formazioni di centro sinistra su una battaglia comune. Il risultato, è stato detto, è stato netto, ma va interpretato, come il voto dei giovani, il sud e le grandi città, ad esempio.
Comunque, è comune la consapevolezza degli organizzatori che uniti possono vincere. Ed è forte anche la consapevolezza che il campo progressista deve costruire un programma in sintonia con le esigenze del Paese e alternativo al governo Meloni. Serve, hanno aggiunto ancora, un’agenda delle priorità per stabilire cosa fare e con quali risorse. L’orizzonte è quello elettorale delle politiche del 2027.
Fiorenzo Cariola








































