Mantova Davide Possanzini è in ristretta e nobile compagnia. Gli allenatori ad aver guidato il Mantova per almeno tre stagioni consecutive, infatti, sono una manciata. Ed è gente che ha scritto pagine gloriose della storia dell’Acm, come del resto ha già fatto lo stesso Possanzini. Che quindi merita a tutti gli effetti di far parte della combriccola, una sorta di “Hall of fame” biancorossa. Il primo è colui che, assieme ad Ardiccio Modena, ha fondato il Mantova: Guglielmo Reggiani, veronese di Gazzo. Possiamo considerarlo il capostipite degli allenatori virgiliani. Un pioniere rivoluzionario anche sul piano tattico, come ricorda Silvano Todeschini in un vecchio ma sempre prezioso Almanacco del calcio biancorosso. Siamo tra le due guerre, all’epoca lo schema utilizzato era una sorta di 4-1-2-3. “Ebbene – scrive Todeschini – , in occasione della trasferta dei virgiliani a Torino contro la Juventus, alla nona giornata del torneo ’21-’22, Reggiani mischia le carte, arretrando a marcatore una mezzala per favorire gli sganciamenti del terzino Ghidelli. I bianconeri non si raccapezzano in quel bailamme ed il Mantova fa il colpaccio, vincendo per 2 a 1”. Le strisce di Reggiani in panchina sono tre: 1919-22, 1924-31 e 1937-41. Insuperabile.
Da un mito a un altro, l’elenco prosegue con Edmondo Fabbri, sulla panchina biancorossa per 7 stagioni di fila, dal 1955 al ’62. Fabbri è stato una delle figure centrali e decisive nella storia dell’Acm, che con lui è diventata “Piccolo Brasile” e dalla quarta serie è arrivata in A. Tre campionati mantovani anche per Giancarlo Cadè. Memorabili i primi due: nel 1965-66 guadagna la promozione in Serie A; e nella stagione successiva conquista il record di punti per l’Acm in A: 34 (allora la vittoria ne valeva 2), accompagnato dal record di pareggi tuttora imbattuto (22 su 34 partite). L’avventura di Cadè sulla panchina biancorossa si concluse con un’amara retrocessione.
Anomalo il caso di Gustavo Giagnoni, che ha sì allenato il Mantova per tre stagioni consecutive ma non complete, in quanto nella prima (1968-69) subentrò a Mannocci. Tre campionati di fila incompleti anche per Ugo Tomeazzi, che nell’ultimo (1979-80) viene esonerato dopo 11 giornate per far posto ad Ottavio Bianchi. Si rifarà con gli interessi nel 1992-93 conquistando la promozione in C1, dopo aver lasciato il segno come calciatore e come dirigente. Arriviamo infine a Domenico Di Carlo, autentica scommessa giocata da Magalini nell’estate 2003 e rivelatasi un trionfo: subito la promozione in C1, l’anno successivo in B e l’anno dopo ancora a un passo dalla A. Per chiudere in bellezza, nel suo quarto e ultimo campionato mantovano, la soddisfazione di aver battuto (unica squadra) le tre big di quella B da urlo: Juve, Napoli e Genoa.
Ricapitolando: Reggiani, Fabbri, Cadè, Tomeazzi e Di Carlo, ma possiamo aggiungere pure Giagnoni. Possanzini divide con loro l’impresa (perchè di questo si tratta) di avere allenato il Mantova per almeno tre stagioni di fila. Una cerchia di assoluto valore. Possanzini, per quanto dimostrato fin qui, certamente non sfigura. E chissà, magari il meglio deve ancora venire.









































