MANTOVA La scorsa estate si era reso protagonista di una lite con un altro senza fissa dimora come lui, culminata con un brutale attacco a colpi di martello ai danni del rivale. Per tale vicenda è ora chiamato a risponderne sul banco degli imputati, innanzi al collegio dei giudici, un 37enne originario del Niger responsabile, secondo l’impianto accusatorio a lui ascritto, dell’ipotesi di tentato omicidio e rappresentato a giudizio dall’avvocato Andrea Antonelli. Segnatamente i fatti addebitategli risalgono alla mattina del 10 agosto, quando la sala operativa della questura era stata contattata per un’aggressione occorsa tra due uomini in piazza Lega Lombarda, nell’area verde retrostante il Palazzo Ducale. La vittima – un cittadino tunisino – era infatti stata trovata in stato di forte agitazione con ferite sanguinanti al volto e al collo, oltre a varie ecchimosi e segni di colluttazione: agli agenti della Squadra Volante riferiva così che il diverbio era scaturito per futili motivi e che, ad un certo punto, l’altro soggetto aveva estratto da uno zainetto un arnese simile a un martello prendendo a colpirlo con forza per poi darsi alla fuga. Dalla descrizione della persona, i poliziotti trovavano delle similitudini con un uomo già attenzionato dall’Arma dei Carabinieri per aver tenuto delle condotte simili e per questo sottoposto al divieto a sostare in alcune piazze del centro storico come ad esempio piazza Virgiliana. Sulla scorta di tali informazioni i poliziotti iniziavano quindi subito a perlustrare i luoghi limitrofi: le prime attività di ricerca, coordinate anche grazie alle informative rilasciate dalla sala operativa, davano così esito positivo all’indomani quando, in via Teatro Vecchio, veniva rintracciato e bloccato il 37enne, regolare sul territorio in quanto richiedente asilo. Sottoposto a perquisizione gli venivano rinvenuti addosso vari oggetti atti ad offendere tra i quali anche il martello usato per l’aggressione. L’uomo, pluripregiudicato per reati quali spaccio di stupefacenti, lesioni, minaccia e danneggiamento, veniva identificato e quindi sottoposto a fermo, misura poi convalidata dal gip Chiara Comunale che, stante l’assenza di un domicilio, ne aveva disposto la custodia in carcere.




































