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Calcio Serie B – Il Mantova compie 115 anni e il Martelli si racconta

MANTOVA In occasione del 115° compleanno del Mantova, che cade proprio oggi, la società virgiliana ha allestito una mostra biancorossa visitabile tra oggi e domani, dopo l’anteprima riservata alle scuole nella mattinata di ieri. Più che una semplice esposizione, ciò che la società del presidente Filippo Piccoli ha voluto realizzare assomiglia a un vero e proprio open day, grazie a un percorso accattivante che svela anche il dietro le quinte più affascinante.
Dalle tribune si scende nella pancia del Martelli, attraversando sala stampa, spogliatoi e tunnel d’accesso al campo, fino a raggiungere il manto erboso con le panchine e il field box. Da lì si torna all’esterno per arrivare all’area hospitality, fulcro dell’iniziativa. Qui trovano spazio decine di maglie storiche del Mantova: dagli anni ’70 ai giorni nostri, con alcune chicche di notevole interesse.
Tra queste, la maglia blu a manica lunga del campionato 1993/94, sponsorizzata Covea ai tempi del presidente Paolo Grigolo e utilizzata una sola volta (a Pistoia), oppure la Ennerre sponsorizzata Rana di metà anni ’80. Immancabili la maglia del Centenario e l’ultima arrivata, quella del 115°. Una collezione da lustrarsi gli occhi: complimenti ad Andrea Malavasi. Non meno suggestiva la teca dei memorabilia biancorossi, brillantemente illustrata da Marco Brioni, fiero nel raccontare ai ragazzi dell’autografo di Pelé ottenuto ai tempi dell’amichevole del Santos al Martelli, il 17 giugno 1967. Nella teca compaiono anche un maglione in lanetta da allenamento dei tempi della Serie A appartenuto a Gigi Simoni, numerosi opuscoli e storici biglietti, tra cui quello dello spareggio della Galleana di Piacenza del 1986 e quello del Delle Alpi, ritorno della finale per la Serie A del 2006.
Ma i ricordi, gli studenti, ieri mattina, non li hanno solo visti: li hanno anche ascoltati. A raccontare cos’era, cos’è e cosa sarà il Mantova calcio ci hanno pensato Sergio Facchi e Sauro Frutti, che hanno accolto i ragazzi all’uscita del tunnel degli spogliatoi, freschi dell’impeccabile infarinatura ricevuta nella sala stampa dallo storico giornalista Alberto Sogliani.
I due ex biancorossi hanno condiviso la loro esperienza a Mantova, le gioie e le amarezze vissute con quella maglia addosso, e la bellezza di una città che li ha accolti e nella quale entrambi hanno scelto di vivere una volta appese le scarpe al chiodo. A proposito di ricordi, a chiudere il cerchio – o ad aprirlo, a seconda dei turni – ci ha pensato uno spumeggiante Gabriele Graziani, nella rinnovata Bocciofila di viale Te, dove si è svolta l’Assemblea biancorossa. Sul palco, insieme a “Ciccio”, anche il giornalista Gian Paolo Grossi, Jacopo Colombo, responsabile eventi del Mantova, e Daniele Primavera, tra gli organizzatori della Mantova Football Cup.
Davanti al numeroso gruppo di studenti, Graziani ha aperto il suo album personale raccontando l’arrivo a Mantova, nel gennaio 2000, accolto da una nebbia “da tagliare con il coltello”, e la prima partita in biancorosso pochi giorni dopo. «Giocavamo a Firenze (contro la Rondinella, ndr) e finì con un anonimo 1-1. A fine gara un tifoso mi colpì con uno schiaffo e la sera chiamai il mio procuratore chiedendo di cambiare squadra. Il regolamento però lo vietava e così rimasi. Poi tutti sapete com’è finita». Le famose sliding doors.
Oggi allenatore della Primavera, Graziani ha esortato i giovani a fare sport, perché lo sport aiuta a crescere e a formarsi.
«Essere giocatore è una cosa, allenare è un’altra, ma sono facce della stessa medaglia. Cosa mi manca dell’essere calciatore? L’atmosfera unica dello spogliatoio, quella che ti fa capire immediatamente dove puoi arrivare».