MANTOVA Il calcio, si sa, ha la memoria corta. Per questo, mandata in archivio una stagione, è subito già tempo di pensare alla prossima. Il Saviatesta Mantova non calcherà il parquet dei palazzetti di serie A, ma ha tutta l’intenzione di tornare nella massima divisione al più presto. A tal fine, sarà importante ripartire al meglio e dimenticare la delusione cocente. Senza accampare scuse o sottrarre la squadra alle proprie responsabilità, Fabio Tondi sottolinea le difficoltà che il campionato presentava: «Il format con quattro retrocessioni non capitava da anni e di certo ha complicato, e non poco, il nostro cammino verso la salvezza. In condizioni normali, ora dovremmo fare i play out. Anche per questa situazione eccezionale, le squadre di bassa classifica quest’anno si sono ulteriormente rafforzate al giro di boa, cosa che ha reso la lotta per salvarsi ancora più accesa. Avevamo i mezzi per provarci, sebbene la nostra fosse comunque una mission impossible. L’orgoglio non è bastato, serve poi anche fare il mea culpa». Il portiere analizza la stagione nel tentativo di capire cosa non abbia funzionato: «Non ho mai avuto dubbi sul fatto che il Mantova fosse una squadra ostica da affrontare, nemmeno da avversario, come provano gli scarti di gol minimi nelle sconfitte. Partendo da questa base, va quindi detto che ci è girata molto male: gli episodi hanno fatto la differenza. Rimesse laterali invertite, gol annullati, falli non fischiati, reti rocambolesche, tutto ha contribuito a farci perdere punti pesantissimi – spiega -. Ovviamente c’è tanto di più. Puoi fare bene con le avversarie blasonate, ma se non vinci gli scontri diretti si fa dura. Abbiamo avuto meno convinzione, meno fame e meno voglia di rimanere aggrappati alla categoria delle nostre rivali. Si veda la sfida decisiva con la Capurso. Loro hanno meritato, anche perchè noi abbiamo giocato contratti, senza la cattiveria vista in altre partite. Poi sicuramente abbiamo pagato la poca esperienza in serie A, con giocatori che non l’hanno mai disputato o giovani scommesse che devono ancora crescere. A livello di roster, c’era molto da migliorare per essere davvero competitivi».
Nonostante l’epilogo dell’annata, Fabio ha trovato a Mantova una dimensione ideale, e il suo futuro sarà ancora tinto di biancorosso: «Qui sto bene, mi piace la città e credo molto nella società. Infatti sono davvero rammaricato per non aver mantenuto la categoria: la rosa sarebbe stata migliorata e avremmo fatto un campionato diverso – racconta -. Mi sento dunque in debito nei confronti del Saviatesta e dei tifosi perchè non siamo riusciti nell’impresa di salvarci. Voglio quindi restare e farmi perdonare. Il progetto è ambizioso, c’è la volontà di vincere subito, tornare in serie A e stavolta per rimanerci. Per questo non serve rivoluzionare l’organico: basta tenere 4-5 elementi di qualità e fare alcuni innesti mirati. Vogliamo essere protagonisti, lo dobbiamo a questa piazza meravigliosa che se lo merita».





























