Home Eventi Maschere dell’interiorità

Maschere dell’interiorità

È lo scandaglio lo strumento prediletto da Maria Gabriella Mariani, nome appartato quanto luminoso del pianismo italiano. Con l’appassionata, totalizzante dedizione che ne caratterizza la cifra, l’interprete campana torna ad incidere e, per l’occasione, si rivolge al prediletto Schumann, l’autore che, forse più di qualsiasi altro, ne asseconda la natura eclettica, fantasiosa, intimamente visionaria con una scrittura che consente (ma ancor prima impone) alate iperboli e autentiche immersioni introspettive, a comporre e a ricomporre i tasselli di una personalità sfaccettata, ad inseguirne la bizzarra, mutevole anima, a coglierne l’inafferrabile, mercuriale essenza. E la stessa natura multiforme di Mariani – compositrice lei stessa, oltre che scrittrice di racconti e di storie che, a loro volta, ruotano attorno al cardine dell’io, tra confessione e proiezione immaginifica – sembra qui respirare nel suo elemento primigenio. Gli otto ritratti del ciclo di Kreisleriana op.16, con cui si apre il percorso d’ascolto, vivono in questa intensa interpretazione anche attraverso la ricercache dalle trame esterne si introduce nelle viscere della tela, a cogliere le voci segrete, l’intimo pulsare, le inconfessate verità. A seguire, le più rare Drei Romanzen op.28, in cui Mariani può mettere a frutto l’innato velluto di una cantabilità sorgiva e naturalmente plastica al servizio di frasi tese, incalzanti, plasmate, come cera, con artigianale sapienza. E, zum Schluss, a chiudere, l’enigma mai definitivamente risolto del Fashingsswank aus Wien op.26, che l’interprete proietta attraverso il filtro di una luce intima, concettuale, sottratta al topos carnascialesco e sublimata in teatro interiore, febbrile, esponenzialmente poetico. Da ultimo, ulteriore pregio all’incisione sono le note all’ascolto, firmate dalla stessa Mariani e fortemente intrise di materiale autobiografico: vero e proprio contrappunto e, al tempo, la più autorevole premessa a lasciarsi condurre nel labirinto, fatale, di queste straordinarie pagine. 

Elide Bergamschi