MANTOVA Il secondo appuntamento della rassegna Mantua Guitar Spring del Conservatorio “Lucio Campiani” ha offerto un approccio mirato e avvincente al mondo musicale di Agustín Barrios Mangoré (1885-1944), il celebre compositore e chitarrista paraguaiano, figura di spicco nel panorama chitarristico del primo Novecento. Un artista eclettico che nella sua musica seppe fondere solide basi classiche con la genuina influenza delle tradizioni popolari sudamericane, anticipando le moderne tecniche chitarristiche. Apprezzato protagonista del concerto tenutosi giovedì pomeriggio all’Auditorium “G. Cavazzoni” del Conservatorio è stato Pietro Locatto, prestigioso chitarrista che proprio dell’opera del musicista sudamericano è un grande conoscitore, oltre che competente interprete. Lo ha confermato affrontando con solidissima proprietà tecnica e spiccata musicalità un programma che ha piacevolmente coniugato i vari aspetti della fervida creatività, dell’acceso virtuosismo e dell’incidenza della tradizione classica europea sulla prodigiosa attività di Barrios. L’interessante itinerario musicale si è aperto con alcune delle pagine più evocative del compositore sudamericano, Choro de Saudade, Aire de Zamba e Danza Paraguaya n. 1, per passare al repertorio europeo con le celebri Cádiz e Sevilla di Isaac Albéniz (1860-1909) e la Sonatina di Federico Moreno Torroba (1861-1982), brani che facevano parte del programma concertistico di Barrios, sicuramente uno dei primi ad eseguire opere dell’emergente repertorio spagnolo, oltre che primo chitarrista-compositore del nuovo mondo. Il percorso condotto da Pietro Locatto con autorevole energia e spiccata attenzione ai dettagli timbrici e dinamici, è tornato a pagine di Barrios – Valzer n. 3, Julia Florida e Mazurka appassionata – che fondono lirismo, virtuosismo e suggestioni della tradizione popolare latino-americana, passando al due opere di Frédéric Chopin (1810-1849) trascritte per chitarra – Mazurka op. 67 n. 4, Nocturne op. 9 n. 2 –, per approdare a una delle composizioni più celebri del musicista paraguaiano, La Catedral, opera di sapore tardo-romantico che evoca atmosfere solenni e spirituali di grande impatto. Epilogo con due bis tra i calorosi, meritatissimi applausi del pubblico a suggellare il successo dell’evento che ha avuto il merito di portare l’opportuna attenzione su Augustin Barrios, straordinario creativo e virtuoso di cui rimane la preziosa testimonianza costituita dalle sue numerose registrazioni originali effettuate su 78 giri nei primi decenni del Novecento, quando l’incisione veniva fatta direttamente sul disco. Altro aspetto dell’eccentrica poliedricità di Barrios, la scelta di aggiungere Mangorè al suo nome, considerandosi erede della cultura Guaranì, e di presentarsi in scena con costumi indigeni e il titolo di “Paganini della chitarra della giungla del Paraguay. (gmp)






































