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Rugby Serie A Elite – Viadana e Petrarca, suona l’allarme. Il rugby italiano è davanti a un bivio

VIADANA Il rugby italiano gode davvero di buona salute? Guardando l’ultimo Sei Nazioni la risposta sembrerebbe quasi obbligata: sì, eccome. L’Italia ha mostrato crescita, personalità e una competitività che fino a pochi anni fa appariva lontana. Ma basta allargare lo sguardo oltre la maglia azzurra per capire che gli interrogativi restano tanti e tutt’altro che marginali. La stagione si era aperta con un’immagine dal forte valore simbolico: la Supercoppa disputata a L’Aquila, città emblema di un passato glorioso e di un movimento che continua a cercare un futuro più solido. Poi però, settimana dopo settimana, sono riemersi i soliti scricchiolii. La Lega Italiana Rugby continua a convivere con tensioni interne, campanilismi e difficoltà strutturali, mentre alcune società iniziano a interrogarsi seriamente sulla sostenibilità del proprio progetto. Nel frattempo il massimo campionato ha trovato un importante main sponsor, con la Serie A Elite targata Soladria che rappresenta senza dubbio una boccata d’ossigeno. Anche sul piano comunicativo e commerciale qualcosa si muove, grazie a partnership di prestigio concluse dall’area marketing della LIR. Eppure la sensazione diffusa è che tutto questo non basti ancora a garantire stabilità. A rendere il quadro più complesso ci sono poi i risultati delle franchigie italiane in URC. Benetton Treviso ha chiuso al tredicesimo posto, mentre le Zebre sono terminate ultime dopo diciotto giornate. Numeri che inevitabilmente alimentano dubbi sulla tenuta dell’intero sistema. Ma i segnali più preoccupanti arrivano proprio dal campionato domestico. Dopo il passo indietro del Colorno, anche due società storiche come Petrarca e Viadana sembrano riflettere sul futuro. Da Padova filtra l’idea di una profonda rifondazione dopo la finale scudetto contro Rovigo: una ripartenza con tanti giovani della cadetta per compensare le numerose partenze direzione Parma, sponda Zebre. Anche a Viadana il clima appare carico di interrogativi. Giulio Arletti, patron giallonero, non ha nascosto i dubbi sul proseguimento del progetto ai livelli attuali. E alla domanda sull’allestimento della nuova rosa, la risposta è stata chiara: «Per ora è in stand by».
A questo punto le domande diventano inevitabili. Che campionato sarebbe senza club competitivi come Viadana e Petrarca? E cosa accadrebbe se altre società decidessero di ridimensionarsi? La Federazione continuerà a concentrare investimenti soprattutto su Nazionale e franchigie? E soprattutto: se i club frenano, chi formerà i giocatori del futuro? Perché il nodo centrale resta proprio questo. La crescita della Nazionale non può prescindere dalla salute del movimento di base e dei club che investono quotidianamente su settore giovanile, strutture e formazione tecnica. Senza quel lavoro, anche il vertice rischia inevitabilmente di impoverirsi.