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80 anni dal primo Totocalcio e 40 dalla storica vincita miliardaria nel Mantovano

MANTOVA – La schedina, gli “1 X 2” e la caccia al 13 (ma anche al 12) che poteva veramente cambiarti la vita sono entrate nella cultura e nella testa di milioni di italiani. Almeno tre generazioni si ricordano tutto benissimo, anche se tutto è nato nel 1946, quando i giornalisti Massimo della Pergola, Fabio Jegher e Geo Molo, ebbero la geniale intuizione di fondare la Sisal, Sport Italia Società a responsabilità limitata. Un’intuizione felice e al tempo stesso dirompente, destinata ad avere un impatto enorme sul costume dell’Italia post-bellica. All’epoca il gioco nacque come «concorso pronostici Sisal»: il termine “Totocalcio”, più immediato e riconoscibile, subentrò pochi mesi più tardi. E ottant’anni dopo resta la nostalgia di un culto popolare che ha rappresentato un’icona. La compilazione da soli o in gruppo, l’attesa, la verifica. Era il primo concorso a pronostico legato alle partite di calcio e, nelle intenzioni originarie, serviva a finanziare la ricostruzione degli stadi distrutti dalla guerra. Era l’Italia in fase di ricostruzione, che si ritrovava attorno al calcio e che trasformava un pronostico in un rito collettivo. E pensare che all’inizio c’erano dodici partite, diventate poi tredici negli anni Cinquanta. Per decenni «fare 13» è stata l’espressione di uso comune per parlare di colpi di fortuna e vincite miliardarie (quando c’erano le rimpiante lire), celebrata anche in molti film, come in «Al bar dello Sport», in cui Lino Banfi s’intascava un miliardo e 300 milioni di lire. Un gioco che è arrivato a toccare i suoi massimi, come interesse e montepremi, tra la fine degli anni Settanta e la prima metà degli anni Novanta (nel 1993 il montepremi record per singola giornata, con 34 miliardi e 470 milioni di lire), quando la diffusione di massa dei primi personal computer portò alla crescita esponenziale dei cosiddetti sistemisti, di tutta un’editoria specializzata e di bar che prosperavano piazzando quote di sistemi integrali o a riduzione di errore. Quarant’anni fa si “materializzò” la prima vincita miliardaria del Mantovano, precisamente a Villimpenta, nella ricevitoria di Carla Cadioli e Alcide Stellini: un miliardo e 727 milioni. Ad annunciarla un entusiasta Paolo Valenti, indimenticato conduttore di 90° minuto. Un vincitore ancora avvolto nel mistero più totale, nonostante uno spiegamento di giornalisti alla caccia di scoop e detectives nostrani che più si è visto nel piccolo paese dell’Est mantovano al confine con il Veronese (alla vicenda il sottoscritto dedica un capitolo del libro “1982 e dintorni. Cosa rimane di noi”, Sometti pagg. 240). Celebre fu il “pesce d’aprile” organizzato quarantott’ore dopo il “tredici”: una lotteria pubblica con un premio da 50 milioni di vecchie lire messe a disposizione dall’anonimo vincitore. Una burla, naturalmente, ma dal clamore mediatico sensazionale. Quando venne annunciato il numero vincente – 8 arancione – al signor Vittorio Cimetta il sindaco Gino Armigliati affidò un’elegante scatola con il premio. Peccato che dentro non vi fosse un assegno milionario, bensì una carpa.

Matteo Vincenzi