MANTOVA – Con l’arrivo della bella stagione torna al centro del dibattito cittadino la situazione della piscina Dugoni. Per Emanuele Bellintani, attivista e candidato sindaco di Dire Fare Città, il futuro dell’impianto rappresenta una delle priorità programmatiche dell’alleanza civica, che annuncia una mobilitazione per avviare un percorso di ripubblicizzazione della struttura.
«La Dugoni è l’unico grande impianto natatorio comunale della città: un presidio sociale, sportivo e sanitario frequentato ogni anno da famiglie, bambini, anziani, persone con disabilità, scuole e associazioni sportive. Per questo non può essere considerata una semplice attività commerciale», afferma Bellintani. Secondo Dire Fare Città, il bilancio degli ultimi dieci anni impone una riflessione seria sul modello adottato. «I cittadini hanno assistito a stagioni caratterizzate da disservizi, investimenti mancati, incertezza sulle aperture, precarietà per i lavoratori e difficoltà che si ripresentano puntualmente all’inizio di ogni estate».
Bellintani punta il dito anche contro la politica locale: «Durante la campagna elettorale abbiamo sentito parlare molto di “continuità”. E infatti la continuità c’è stata: si continua a difendere un modello privato he negli anni ha mostrato limiti evidenti, intervenendo con risorse pubbliche quando emergono criticità, senza mai affrontare il nodo di fondo della gestione». Il confronto con altre realtà cittadine alimenta il dibattito: mentre strutture private e circoli sportivi hanno già avviato la stagione estiva, la Dugoni continua a registrare ritardi e incertezze che penalizzano gli utenti e riducono l’offerta pubblica disponibile per la cittadinanza.
Per questo Dire Fare Città, come già delineato nel programma elettorale, ora si impegna in una mobilitazione per far sì che il Comune avvii uno studio finalizzato al ritorno della gestione pubblica attraverso un’azienda speciale interamente controllata dall’ente locale. «Una gestione pubblica consentirebbe di programmare gli investimenti nel lungo periodo, garantire maggiore trasparenza, mantenere tariffe accessibili, valorizzare il personale e coinvolgere direttamente utenti e associazioni nelle scelte strategiche sull’impianto». «In una città sempre più esposta alle ondate di calore e all’aumento del costo della vita – conclude Bellintani – una piscina comunale non è un lusso. È un servizio essenziale che deve tornare a essere governato nell’interesse dei cittadini e non del profitto».



























