Giustizia fatta: saranno risarciti gli “schiavi di Hitler”: 40mila euro ai deportati nei lager

MANTOVA Dodici anni e un andirivieni da una sede di giustizia all’altra, ma alla fine giustizia è fatta: la Germania è stata condannata al risarcimento di un gruppo di ex militari internati italiani. Sentenza pilota cui, fra qualche settimana, dovrebbe seguirne un’altra analoga, sempre presso il tribunale civile di Brescia che ha emesso la prima. Cifre di indennizzo che oscillano fra i 30 e i 40mila euro per ogni ricorrente, cui il collegio legale composto dagli avvocati  Giulio Arria di Mantova e  Joachim Lau di Firenze ha dato sostegno sin dall’inizio, grazie anche all’iniziativa intrapresa all’origine dall’ex vicesindaco  Spartaco Gamba, scomparso alcuni anni fa, e lui stesso ex Imi.
La tormentata vicenda giudiziaria ha visto contrapposti allo stato tedesco, nel caso, 33 ex internati militari italiani (Imi), arrestati dai nazisti dopo l’8 settembre, e deportati in vari lager tedeschi. Insomma, quelli che vennero definiti, senza troppa licenza, “schiavi di Hitler”: persone deportate e messe ai lavori forzati per vari anni.
Nel procedimento appena conclusosi la Germania non ha voluto partecipare, non riconoscendo la giurisdizione italiana. Ma anche in tal caso lo stato tedesco ha trovato sentenza avversa dietro un pronunciamento della Cassazione, il quale ammette la competenza della giustizia ordinaria italiana in caso di crimini di guerra. Per la Germania chi deve pagare è l’Italia. Ma l’anomalia maggiore comunque è rappresentata dallo Stato italiano che nella causa si è schierata a fianco della Germania, sostenendo di avere già pagato. Un autentico paradosso, commenta l’avvocato Arria, vedere che la nazione italiana si schiera a favore della Germania contro i suoi stessi cittadini.
A beneficiare del tardivo riconoscimento saranno 30 ex Imi e 3 parenti eredi di ex internati. Entro poche settimane, aggiunge il legale, toccherà a un altro gruppo di ex “schiavi di Hitler” ottenere giustizia. Tardiva, ma giustizia.

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