Lavoro sommerso e appalti illeciti, nei guai un macello

MANTOVA Duro colpo al lavoro sommerso quello inferto dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Mantova; le Fiamme Gialle infatti, al termine di un’articolata attività di servizio, avviata con l’apertura di una verifica fiscale nei confronti di un’azienda mantovana operante nel settore della macellazione e lavorazione di carni, ha scoperto 7 cooperative, che nel tempo, attraverso illeciti contratti di appalto, avevano fornito alla stessa società ben 417 lavoratori. L’attività ispettiva ha consentito di constatare altresì nei confronti dell’impresa appaltante, un’Iva indebitamente detratta per oltre 2,7 milioni di euro e una base imponibile sottratta a tassazione ai fini Irap per circa 6,1 milioni di euro nonché violazioni direttamente a carico delle cooperative appaltatrici per omessi versamenti di ritenute operate per oltre 178mila euro, omessi versamenti Iva per oltre 215mila euro, omesse dichiarazioni di ricavi ai fini Ires per oltre 8,1 milioni di euro nonché una base imponibile sottratta a tassazione ai fini Irap pari ad oltre 3 milioni. In materia di lavoro, è stata inoltre accertata l’ipotesi dell’appalto privo dei requisiti secondo quanto disposto dalla “Legge Biagi”; la sanzione amministrativa complessiva in questo caso comminata è stata di 950mila euro, sia a carico dell’appaltante che delle pseudo imprese appaltatrici. L’azienda verificata, invece, aveva contabilizzato le fatture emesse dalle cooperative in relazione ai contratti di appalto illeciti stipulati, detraendo indebitamente l’Iva afferente ai servizi resi dalle citate cooperative (l’indebita detrazione è connessa al fatto che, disconosciuti i contratti di appalto e ricondotti i servizi resi dalle cooperative nell’alveo delle prestazioni di lavoro, queste ultime non rientrano nelle prestazioni di servizi imponibili ai fini Iva) e deducendo altrettanto indebitamente i relativi costi ai fini Irap pari a 6,1 milioni, eludendo la normativa che, fino al 2015, prevedeva l’indeducibilità totale dei costi relativi ai lavoratori dipendenti.
L’uso abusivo e distorto dei contratti di appalto è emerso da taluni indicatori indiziari tipici di tale illecito fenomeno, individuati: nella mancanza del rischio d’impresa in capo alle società cooperative appaltatrici (in quanto tutti i maggiori investimenti erano stati realizzati dalla società verificata); nella gestione del personale che veniva effettuata direttamente dalla società di macellazione (la quale, fra l’altro, costituiva l’unica società cliente delle suddette cooperative); nella breve durata dell’operatività delle imprese appaltatrici (circa un anno); nell’irreperibilità degli amministratori delle stesse; nel fatto che alcune di queste sono state poste in liquidazione per mano di soggetti stranieri, peraltro anch’essi irreperibili; nell’inesistenza, presso la sede legale dichiarata, di uffici riconducibili alle cooperative e nella irregolarità delle relative posizioni fiscali.

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