MANTOVA I cori si sono sentiti molto prima di vedere il corteo. Poi, da via Trento, con piazza Filippini sullo sfondo, è emersa la marea: giubbotti neri, jeans, anfibi, bandiere tricolori e uno striscione con la grande scritta Remigrazione in testa. Un gruppo compatto, ordinato, che avanzava verso la statua di Virgilio, nel cuore di piazza Virgiliana. Colpo d’occhio netto, soprattutto per la presenza di molti giovani, alcuni riconducibili all’area skinhead, affiancati da un servizio d’ordine interno, che hanno scandito per tutto il percorso gli slogan: «Dal centro città a ogni quartiere, Mantova è nostra e ci appartiene». Fino all’Inno di Mameli, intonato all’arrivo in piazza, sotto il presidio mobile, all’ombra della statua del sommo poeta. Secondo gli organizzatori erano circa 600 i partecipanti, tra cui gruppi provenienti anche da fuori provincia.
Il corteo, e il presidio, promosso dai comitati “Difendi Mantova” e “Remigrazione e Riconquista”, è stato presentato come un’iniziativa «per dare voce ai cittadini che chiedono più sicurezza e meno degrado». Nel comunicato diffuso alla vigilia si parla di «esigenze concrete di famiglie e anziani che temono di frequentare parchi e spazi pubblici», attribuendo le criticità a «politiche sociali ritenute inefficaci, in particolare sul fronte dell’immigrazione». Nel testo si citano anche alcuni dati: «picchi del 47,84% per furti, 52,47% per rapine e quasi il 60% per violenze sessuali tra i giovani», così come l’andamento demografico mantovano, con «un aumento della popolazione del 3,69% negli ultimi quattro anni, dovuto per il 3,60% all’incremento degli stranieri residenti». Ad aprire gli interventi, Francesco Longo, del comitato Difendi Mantova e consigliere comunale di Castelbelforte: «È ora di dire basta. Dobbiamo riappropriarci della nostra città e tornare a vivere Mantova in sicurezza». Longo ha aggiunto che: «Si è iniziato a parlare di sicurezza solo dopo la nostra manifestazione dell’anno scorso». A seguire Luca Viani, candidato al consiglio comunale di Mantova e tra i promotori, che ha ribadito come «il tema della sicurezza non possa essere liquidato come percezione», chiedendo «interventi concreti e una gestione più rigorosa del fenomeno migratorio». Giulio Bonzanini, consigliere comunale di Carpi, ha insistito sul passaggio dall’attivismo alla rappresentanza: «Non basta essere nelle piazze: bisogna formare militanti da far entrare nei comuni, nella rappresentanza istituzionale, e portare queste battaglie fino a Roma». Virginia Verga, dell’associazione Evita Peron, ha parlato di «una violenza diffusa che colpisce donne, anziani e famiglie», sottolineando la necessità di «difendere identità e valori». A seguire Ivan Sogari, vicepresidente del comitato Remigrazione: «Questa non è una piazza di nostalgici, ma di persone che portano avanti battaglie attuali». E ancora: «Non ci sono lavori che gli italiani non vogliono fare, ma stipendi che non possono più accettare». Manuel Radaelli, responsabile provinciale Assocasa Piacenza, ha definito la proposta di remigrazione «non una legge ma un atto d’amore per l’Italia», mentre Iacopo Massetti, da Brescia, ha richiamato la necessità di «un capitalismo sano che valorizzi tecnologia e competenze». A chiudere Salvatore Ferrara, vicepresidente del comitato Remigrazione: «Questa è l’ultima occasione per il popolo italiano. Più firme raccoglieremo, più forte sarà la nostra voce». Dal palco infatti è stato rilanciato l’obiettivo della raccolta firme per la proposta di legge sulla remigrazione, già oltre le 130mila sottoscrizioni secondo gli organizzatori.
Contromanifestazione degli antifascisti in viale Piave. Tra loro anche il sindaco Mattia Palazzi
Circa trecento persone hanno partecipato nel pomeriggio alla manifestazione antifascista organizzata ai giardini di viale Piave, trasformati per l’occasione in un grande presidio colorato da bandiere, striscioni e simboli delle numerose associazioni, movimenti e sigle della sinistra mantovana. Presente anche il sindaco Mattia Palazzi, con fascia tricolore, e diversi rappresentanti istituzionali. L’iniziativa è nata all’indomani della decisione delle autorità competenti di revocare il corteo promosso dai comitati “Difendi Mantova” e “Remigrazione e Riconquista”, che avrebbe dovuto attraversare la città da piazzale Gramsci a piazza Martiri di Belfiore.
Una scelta che gli organizzatori della contro-mobilitazione hanno definito «una vittoria del mondo democratico e antifascista mantovano», ricordando come la richiesta di annullare il corteo fosse stata avanzata già nei giorni precedenti.
Fin dall’inizio del pomeriggio, i giardini di Valletta Paiolo — luogo simbolico della Festa della Liberazione — si sono riempiti di attivisti, studenti, famiglie e semplici cittadini. Sul prato e lungo i vialetti si sono viste le bandiere di Anpi, Cgil, Arci, Mantova per la Pace, Equal, La Boje, Non Una di Meno, Arcigay La Salamandra, O2 APS, Arci Te Brunetti, Università Popolare Il Pane e le Rose, Fornelli Resistenti, Movimento del Kashmir, oltre ai partiti Partito Democratico, Sinistra Italiana, Europa Verde, Movimento 5 Stelle, Rifondazione Comunista, Potere al Popolo. Uno dopo l’altro sono intervenuti gli esponenti delle varie realtà promotrici, sottolineando la necessità di «difendere i valori costituzionali», «contrastare ogni forma di razzismo e xenofobia» e «presidiare gli spazi pubblici come luoghi di convivenza e democrazia». Molti interventi hanno richiamato anche l’esito delle recenti elezioni, definito «un segnale di fiducia nella Costituzione antifascista».
Gli organizzatori hanno ribadito che la decisione di vietare il corteo della remigrazione «ha evitato una provocazione» e che la risposta della città «dimostra la forza di una comunità che non accetta derive nostalgiche o nazionaliste».








































