MANTOVA Il disinteresse per la chimica nazionale dura ormai da varî governi, ma i rischî di gravi ripercussioni occupazionali e strategiche per Mantova (sia dirette che nell’indotto) hanno fatto alzare le antenne e gli scudi della Cgil locale, anche in considerazione della crisi internazionale in corso fra Medioriente e Ucraina. Il segretario Filctem Andrea Loddi e quello provinciale Michele Orezzi si sono espressi con preoccupazione anche sui quotidiani nazionali, paventando una non remota vendita della Eni-Versalis locale in modalità “spezzatino”, partendo dall’analisi della riduzione progressiva di personale e dalle riconversioni obbligate dalla tanto sbandierata transizione ecologica da realizzarsi entro il 2029, i cui effetti però stentano a farsi vedere.
«Poiché non conviene produrre qui l’etilene, lo si importa dall’Asia, col risultato che qui viaggiamo al 60% della capacità produttiva», lamenta Loddi, che aggiunge alle analisi di mercato le cifre crude: in circa 15 anni, il polo Versalis è sceso da 960 interni a 830. Il tutto al netto dei danni all’indotto.
«La transizione ecologica è un obiettivo comune – va di rincalzo Orezzi –, ma nella quotidianità la plastica serve, e il problema di come produrla rimane. Usare l’etilene trasportato via mare è solo un modo per scaricare altrove le emissioni». Non solo. Per Orezzi l’Eni punta sulla scoperta di giacimenti ed estrazioni; fa utili acquistando da paesi produttori a prezzo di costo, ma rivendendo a prezzo di mercato. Non ama i rischi dell’innovazione», e a riprova denuncia: «Mantova ha 160 ricercatori, ma gli ultimi assunti nel 2012 sono stati perlopiù spostati in uffici commerciali. Chi è rimasto non ha fatto carriera, e alla lunga si è dimesso». Tutti segnali di un indirizzo che potrebbe nascondere uno scenario poco rassicurante: «Il saldo occupazionale non varia, perché si accorpano startup e società. C’è il pericolo della vendita di Versalis pure in modalità spezzatino», conclude Orezzi.






































