Le donne in primo piano e la politica che non è stata

Meg Wolitzer e Lella Costa tra passato, presente e futuro

MANTOVA  Femminismo sì, femminismo no. Nelle nuove generazione questo termine sembra non avere più la stessa importanza.
La questione femminile, la gender equality e il pay gap rimangono di interesse ma il termine degli anni Sessanta, oggi, pare quasi generare allergia. “Per molte giovani è la parola delle loro mamme. A me piace moltissimo però dico sempre: non ti piace il termine? Trova un altro modo per descriverlo e soprattutto per fare qualcosa”.
È il pensiero di Meg Wolitzer che, nell’incontro con Lella Costa alla Basilica Palatina di Santa Barbara, ha presentato il suo ultimo libro “La verità delle donne”, uscito nel 2018 negli Stati Uniti.
È un romanzo di formazione, come l’ha definito Lella Costa. La narrazione è infatti ambientata in un college americano e racconta l’amicizia di due giovani donne che lasciano la famiglia e affrontano quel periodo della vita farcito di tante prime volte. L’intento della scrittrice statunitense non è quello di dare messaggi, quanto di mostrare la realtà in cui viviamo, cosa significa essere donna oggi.
In particolare, l’autrice distingue due tipi di femministe: quelle famose e tutte le altre. Così come da un alto c’è la politica dei grandi numeri e dall’altro le attività quotidiane delle singole persone. È quest’ultima, per Meg Wolitzer, la vera politica soprattutto nei risvolti che può avere. “Per la questione femminile, le cose stanno migliorando. La strada, però, è ancora lunga come per tutti i movimenti di giustizia sociale” – ammette l’autrice che, se non avesse fatto la scrittrice, sarebbe diventata una psicanalista per capire come siamo diventati ciò che siamo – “ho terminato di scrivere il libro prima delle elezioni del 2016. Ero convinta che avremmo avuto Hillary Clinton presidente. Come sappiamo, non è andata così. I cambiamenti avvengono molto lentamente, bisogna darsi tempo, a volte subiscono anche dei rallentamenti o delle accelerazioni. Tutti però dobbiamo contribuire a costruire la cultura che vogliamo”.  (ti.pi.)

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