MANTOVA Mancava solo lui, a soffermarsi su speranze, aspettative e obiettivi del Mantova 2026-27. Dopo il presidente Piccoli e il ds Brutti, ecco allora la voce di Francesco Modesto. Non parlava pubblicamente dalla cena di fine stagione, due mesi fa. Nel frattempo, non solo è stato confermato alla guida del Mantova, ma il suo ruolo è stato ampliato, sul modello di colui che fu il suo “allenatore faro”: Gian Piero Gasperini. Ora Modesto è una sorta di direttore tecnico, il suo potere decisionale è aumentato. Onori e oneri lo attendono, anzi lo hanno già investito.
Mister, come si trova in questa nuova veste?
«Il presidente mi ha dato una grossa responsabilità. Ma me la sono presa volentieri, anche perché mi sono trovato bene l’anno scorso. Qui ho intravisto la volontà di costruire qualcosa per il futuro. Parlo non solo sul piano tecnico, ma anche strutturale e di organizzazione: dall’allargamento del campo del Sinergy, all’ampliamento dello staff medico, all’adozione di figure importanti come il nutrizionista. Sono tutti step che contribuiscono alla formazione e alla crescita di un calciatore».
Tra le novità c’è il potenziamento dell’area scouting…
«Quando ero all’Atalanta avevo un rapporto forte e continuativo con lo scouting. Quindi ci credo molto. Lo stesso sta avvenendo qui, anche grazie al direttore Brutti. Con lui ci sentiamo ogni giorno, condividiamo ogni mossa e ogni scelta. Abbiamo visionato decine di calciatori e altri ne visioneremo, scambiandoci pareri e valutazioni. È un lavoro d’insieme e di grande sintonia, che spero possa dare buoni frutti».
A che punto siamo con la costruzione del nuovo Mantova?
«Siamo ancora un cantiere aperto. In percentuale direi che siamo al 70%. La squadra va completata. Lo faremo, ponderando bene ogni scelta».
Quale bilancio può fare di questa prima settimana di lavoro?
«I ragazzi si sono presentati bene, ho visto disponibilità da parte di tutti. C’è lo zoccolo duro, che conosce bene l’ambiente; e ci sono i nuovi giocatori, alcuni più aperti, altri più introversi. Ci vuole pazienza. È una dei concetti chiave del mio lavoro».
Ci dice tre caratteristiche che deve avere il nuovo Mantova?
«Umiltà prima di tutto. Voglia di fare. E spirito di sacrificio».
Le ha riscontrate in questi primi allenamenti?
«Sì. Sto ammirando l’atteggiamento giusto da parte di tutti. Dobbiamo dimenticare la scorsa stagione: il livello va alzato sotto ogni aspetto, anche perché ci aspetta un campionato più difficile, con tanti allenatori giovani e preparati che daranno un’identità forte alle rispettive squadre».
Il Mantova non vorrà essere da meno…
«Certo che no. Noi vogliamo un Mantova che sappia coniugare gioventù ed esperienza. Una delle nostre missioni è valorizzare i giocatori, cosa che negli ultimi anni mi sembra sia riuscita bene».
Per qualche elemento storico non ci sarà più posto…
«Abbiamo compiuto delle scelte, volevamo abbassare l’età media. Si parla tanto di calcio sostenibile, della necessità di lavorare sui giovani, credere in loro, farli crescere e valorizzarli. Quella è la strada che abbiamo intrapreso. Ciò detto, la mia stima e il mio ringraziamento nei confronti di chi non farà più parte del nostro gruppo è fuori discussione».
Cosa sarà di Trimboli?
«Con Simone ho un rapporto quotidiano. Lui è un giocatore del Mantova e un professionista serio. Queste sono due certezze. Poi vedremo cosa succederà».
Conta di riabbracciare Dembélé?
«È uno dei giocatori che avete imparato ad apprezzare col tempo, partita dopo partita. La famosa pazienza di cui parlavo prima. L’ho aspettato allora e lo aspetto ancora».
Le è piaciuta l’amichevole di Volta?
«Qualche buono spunto l’ho visto. Nonostante il caldo e i soli 11 allenamenti sulle spalle. Ovviamente c’è tanto da lavorare».
La stagione del Mantova partirà ufficialmente in Coppa Italia dall’Olimpico di Roma…
«Bellissimo. Affronteremo una squadra di Serie A (la Lazio, ndr). Valori totalmente diversi, ma sarà una partita vera, con tanti mantovani al seguito. Non vedo l’ora».
E in campionato contro chi vorrebbe esordire?
«Non saprei. Vorrei giocare in casa, questo sì. Con lo stadio pieno».
A proposito, che clima ha percepito tra i tifosi?
«Di grande entusiasmo. Mi ha fatto piacere vederne mille alla prima amichevole».
Un’ultima curiosità: che idea si è fatto sulla polemica intorno alla nuova maglia senza banda?
«Nel mio ufficio ho la foto di un Mantova degli anni ’60. Maglia senza banda, con disegno molto simile alle nostre. Ed era in Serie A. E comunque a me interessa una sola cosa: che la maglia sia sudata a fine partita. Solo questo conta».





























