Calcio Serie C – Marco Festa: “Mantova, guai a mollare. Mancare la B sarebbe da polli”

MANTOVA Dopo il 5-0 rifilato al Padova e il conseguente +7 in classifica, in casa Mantova fanno fatica a nascondersi persino i veterani dello spogliatoio. Un esempio? Marco Festa. «La Serie B – dice il portiere – è qualcosa di più di un sogno. È diventato un obiettivo. E saremmo dei polli a farcelo sfuggire». Parole eloquenti, che vanno comunque spiegate. «Non voglio dire che il più sia fatto – precisa Festa – . Anzi, il messaggio che vorrei far passare è proprio l’opposto. Siamo stati bravi a metterci in una condizione favorevole. Ora però sta a noi non rovinare tutto. Basta perdere una partita e magari ci ritroviamo il Padova a -4, come prima. È per questo che dico: rimaniamo sul pezzo, fino alla fine. Non è il momento di fare i fenomeni. Se non raggiungessimo la B, sarebbe solo colpa nostra. E sarebbe soprattutto imperdonabile».
Marco, intravedi questo rischio?
«No. Sicuramente noi “vecchi” non potremmo mai cadere nel tranello, perchè ne abbiamo viste tante. Ma sono convinto che nemmeno i giovani lo faranno. Anche perchè il mister batte su questo tasto tutti i giorni, e così il direttore e il presidente. Purtroppo nel calcio è un attimo mollare o sentirsi arrivati. Poi prendi le scoppole e addio sogni».
Torniamo alla leggendaria serata di Padova. Cosa vi ha lasciato?
«Maggior consapevolezza nei nostri mezzi, visto che abbiamo battuto una squadra che non aveva mai perso. Nemmeno io avevo mai vinto a Padova».
Solo questo? Galuppini raccontava che nello spogliatoio vi guardavate increduli…
«Galu dice stupidate (ride). Scherzi a parte, vincere 5-0 non è da tutti. Credevamo nella vittoria, ma un risultato così in effetti fa impressione».
Perchè è maturato?
«Perchè l’abbiamo preparata bene. La settimana di ritiro a Veronello ci è servita per pianificare ogni dettaglio. E poi, certo, abbiamo anche dei giocatori di qualità che là davanti fanno la differenza. Però bisogna migliorare».
Sembra paradossale ribadirlo dopo una prestazione così…
«E invece è una delle prerogative di questo Mantova: non accontentarsi mai e trovare sempre qualcosa su cui lavorare».
Dunque, in cosa dovreste migliorare?
«Abbiamo chiuso il primo tempo sull’1-0, quando di gol avremmo potuto segnarne tre o quattro. Poi magari succede che l’avversario ti castiga e tu puoi solo recriminare».
Immaginavi una stagione così?
«Ero molto fiducioso, ma solo un matto poteva prevedere 50 punti alla prima di ritorno. Del resto, sta funzionando tutto alla perfezione: il gruppo è fantastico, la società non ci fa mancare nulla, si è creata un’alchimia incredibile con i tifosi. Quest’ultimo fattore per noi è un motivo d’orgoglio. Nella mia prima esperienza al Mantova venivano a vederci 2mila persone, quando andava bene. Ora sono triplicate».
Insomma, c’è tutto per sognare…
«Direi di sì. Dobbiamo solo continuare così, fedeli alla nostra idea di gioco. Lo abbiamo fatto anche dopo le sconfitte con Triestina e Trento, e i risultati ci hanno premiati. Per il resto, dipende tutto da noi. Come dicevo, l’importante è non fare i fenomeni».
Domenica arriva l’Arzignano…
«Ecco, appunto. Mi aspetto una squadra che si chiuderà e non lascerà spazi. Servirà pazienza».
Sei soddisfatto della tua stagione?
«Sì. Sono tornato a Mantova dopo 8 anni e non potevo compiere scelta migliore. Colgo l’occasione per ringraziare anche lo staff tecnico, con in testa il preparatore dei portieri Arcari, che sta facendo un lavoro eccezionale».
Hai giocato in A e in B. Senti comunque di aver appreso qualcosa di nuovo con Possanzini?
«Assolutamente sì. Già con Stroppa avevo imparato a giocare di più con i piedi, ma quello che chiede Possanzini è qualcosa di diverso. Non è stato facile e infatti all’inizio qualche errore l’ho commesso. Però il mister mi ha sempre detto di insistere. E con Arcari, un maestro, mi sono via via migliorato, arricchendo il mio bagaglio».
Per concludere: la B è un obiettivo anche personale?
«Sì, mi piacerebbe tantissimo tornarci. E voglio ripeterlo: dipende solo da noi».