Questa schifezza è stata equiparata a Palazzo Ducale

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MANTOVA A che punto siamo con il restauro (ma in verità meglio sarebbe dire ristrutturazione) dei capannoni di San Nicolò annessi al piano generale di “Mantova Hub” per la riqualificazione del comparto Fiera Catena? La fotografia che pubblichiamo qui accanto parla da sola. E si tratta del solo “capannone 1”, l’ex struttura militare dei primi anni ’40, che dovrà ospitare i nuovi corsi di istruzione terziaria “Its Academy” e i relativi laboratori. Gli altri quattro capannoni al momento possono attendere. Il tutto per circa 4 milioni di euro, fra progetti, cantiere, misure antisismiche e impianti (solo quello di condizionamento costerà oltre 700mila euro). Così tanto?
In verità, il peccato originale, se così si può dire, per questi costi tanto elevati sta nella classificazione dell’immobile, categoria “E22”: la stessa che viene assegnata ai beni storico-monumentali. Come dire che questi capannoni di San Nicolò costruiti in fretta e furia dal fascismo per necessità belliche contingenti e con materiali poverissimi oggi, grazie al Codice del Beni culturali del 2004, sono tutti equiparati al Palazzo Ducale.
«Così è in tutta Italia» commenta l’ex assessore all’edilizia e all’Unesco Celestino Dall’Oglio, lamentando una manifesta stortura della legislazione vigente. «È chiaro che giudicare “bene monumentale” questi capannoni, per il solo fatto che hanno più di 70 anni, rappresenta una distorta applicazione del nuovo Codice dei Beni culturali. Qui parliamo di uno scheletro in povera muratura, con una copertura a volta, sul modello dei capannoni per i risotti nelle sagre di paese. Peraltro, stando proprio al Codice, ciò che uscirà dalla ristrutturazione sarà un edificio totalmente diverso dentro e fuori; pertanto – prosegue Dall’Oglio –, non si capisce come possa reggere la classificazione “E22” su un manufatto di per sé non artistico, che verrà totalmente stravolto», conclude.

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