Carcassonne (Fra) “Dentro l’alveare” è il podcast ufficiale del Team Visma-Lease a Bike. Ogni giorno, al termine della tappa del Tour de France, gli appassionati – soprattutto i tifosi della squadra giallonera – possono ascoltare le interviste ad alcuni dei propri beniamini. Un “dietro le quinte” interessante che venerdì scorso ha visto tra i protagonisti il “nostro” Edoardo Affini: il campione di Buscoldo ha parlato della crono-scalata di 10.6 km appena conclusa, quella da Loudenvielle a Peyragudes (13esima frazione), vinta poi da Tadej Pogacar, e di come sta andando la sua prima Grande Boucle. «Non era adatta alle mie caratteristiche – spiega il mantovano – e non sono contentissimo del tempo. E’ stato bello però aver indossato ancora la maglia di campione europeo a crono, forse per l’ultima volta, perciò ho cercato lo stesso di godermela, dando il massimo. L’ultimo tratto era molto ripido, difficile spingere e tenere il ritmo fino alla fine. Ho pensato a restare lontano dai guai. Fantastico l’entusiasmo di tutta la gente lungo il percorso. Se ho dato consigli a Vingegaard e Jorgenson? Nessuno utile, direi… Meglio la crono della quinta tappa nella quale mi sono piazzato al terzo posto: prima crono e primo podio al primo Tour. E’ stato un momento davvero speciale per me». Poter partecipare alla più prestigiosa corsa a tappe non è da tutti ed Edo si sta davvero ritagliando un suo spazio, ma sempre al servizio della squadra e di capitan Jonas Vingegaard, forse l’unico rivale rimasto del cannibale Pogacar, anche se lo sloveno in maglia gialla è a 4’13’’ e ormai sembra fatta. «Davvero una bella esperienza. Dietro al Tour c’è una grandissima organizzazione e sul percorso sempre tanta gente entusiasta. L’atmosfera è favolosa. Diverso dalle altre corse a tappe? Sì, assolutamente. Come ho detto, c’è grande organizzazione, tutto è studiato nel dettaglio e l’attenzione soprattutto dei media è altissima. Anche quelli che di solito non seguono il Tour, per quelle tre settimane sono focalizzati solo su quello. E’ un evento internazionale e tutto è amplificato. E’ la corsa più dura, c’è tanto stress. Bisogna spingere da subito». Affini è stato scelto per sostituire Christophe Laporte. «Poco dopo le Classiche – Edo continua il racconto – avevamo iniziato a parlarne. Poi prima del Giro d’Italia ho ricevuto la chiamata e quindi ho dovuto gestire la condizione sia per il Giro sia per il Tour, anche perché avevo già fatto le Classiche. Penso comunque di essere riuscito a lavorare bene, dato che sono in buona forma. L’obiettivo era essere al top nei primi 10 giorni per difendere Jonas e la squadra». Che chance ha Vingegaard con Pogacar? «Il Tour è così tosto che tutto può succedere ancora. Dobbiamo lottare fino alla fine». Memore anche di quello che è successo al Giro, vinto dal compagno Simon Yates all’ultimo, quasi in modo inaspettato. «Una bellissima storia: lo ha conquistato dove lo aveva perso nel 2018, con una gran rimonta sul Colle delle Finestre. Io l’ho accompagnato fino all’inizio della salita, poi mi sono staccato e ho perso anche il contatto radio. Sapevo che stava guadagnando tempo e ho sentito la gente urlare che avrebbe vinto. E’ stato un momento emozionante per tutto il team. Quindi continuiamo a lottare». Ieri l’arrivo a Carcassonne, oggi giornata di riposo e domani inizia l’ultima settimana: 16ª tappa con partenza da Montpellier e arrivo sulla mitica cima del Mont Ventoux.








































